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Intervista a Teho Teardo

Marguerite Yourcenar si è ispirata alla sua “mente nera” per la stesura de Le memorie di Adriano. La fascinazione delle sue tavole ha colpito anche il regista russo Ėjzenštejn, per la lavorazione del suo film Ottobre”. Architetto, incisore, fondatore del moderno metodo scientifico di indagine archeologica. L’influenza di Giovanni Battista Piranesi nell’immaginario moderno è forte e tangibile, e trova ancora oggi modo di esprimersi, nella dialettica tra razionalità e immaginazione.

Per celebrare i 300 anni dalla sua nascita, la Galleria Nazionale dell’Umbria ha presentato lo scorso ottobre il film d’animazione di Grégoire Dupond Piranesi, Carceri d’Invenzione 300, un labirintico ambiente 3d ispirato alle 16 tavole della seconda edizione delle Carceri d’invenzione in cui l’opera di Piranesi dialoga con le suggestive composizioni di Teho Teardo.

È la prima di una serie di iniziative dedicate al genio visionario di Piranesi, che prevede il restauro delle 137 tavole delle celebri Vedute di Roma di proprietà del museo, e la pubblicazione di un volume nella collana “Quaderni della Galleria Nazionale dell’Umbria” (Aguaplano Libri editore) e The Ghost of Piranesi, un disco in vinile con le musiche composte da Teho Teardo per l’occasione.
Abbiamo incontrato il compositore per raccontare questo progetto, allargando la visuale anche al suo modo di intendere la creatività e il dialogo tra diversi ambiti espressivi.

In che occasione hai scoperto le opere di Piranesi, e cosa ti ha maggiormente ispirato nella ricerca delle sonorità e nella composizione dedicata al film di Dupond sulle Carceri d’Invenzione?

Le ho scoperte da ragazzo; successivamente ho avuto la possibilità di studiarle all’università. Ricordo esattamente dov’ero la prima volta che le ho viste: era la vetrina di un antiquario a Pordenone. Ne circolavano molte, riproduzioni di altre riproduzioni. Alcune erano sicuramente false. Davano un tono agli studi dei notai, ai caminetti nelle case degli odontotecnici abusivi e di tanti altri arricchitisi velocemente nella provincia profonda del nord est. Le rovine ebbero un forte impatto su di me, una fascinazione gotica che dal passato ci proiettava nel futuro come in certi film di fantascienza. Anche un pronunciato senso di morte rappresentato dalle città sfinite, in rovina. Nel funerale di palazzi che un tempo dovevano essere grandiosi pare di trovarsi in un esclusivo club di morti. Ma la morte è nel contratto di quelle opere, è il prezzo della vita. Piranesi pare ricordarci che l’esistenza è piena di bellezza da confonderci quando ci affanniamo a prendere tutto ciò che riusciamo, tra perdite e dolori. Nell’opera di Piranesi sembra che tutto sia già stato preso, spartito, usato e dissolto nello spazio che le sue rovine delimitano, una vastità che sprigiona una forza a cui non posso sottrarmi. Prima di stabilire un rapporto con le immagini animate da Grégoire ho dovuto necessariamente trovare uno spazio tra i segni di Piranesi, una questione di senso che andava risolta: ma io che ci faccio qui? Ho bisogno di trovare un punto di osservazione. Se fossi un regista cercherei di capire dove posizionare la macchina da presa; con la musica accade lo stesso ed è, almeno per me, una questione di senso.

Nelle opere di Piranesi coesistono immaginazione e razionalità, e le Carceri ne sono un esempio significativo. Pensi che questo approccio possa essere applicato anche alla tecnica compositiva?

La creatività spesso si manifesta nel crocevia di due o più diversi ambiti espressivi.  Musica e architettura, forse più di altre arti, hanno una particolare relazione con lo spazio, che consente a entrambe di circondare e avvolgere gli esseri umani in una sorta di mistero. È una relazione metaforica. Non penso si tratti di una mera questione acustica, ma di audio mimesi, un’arte dello spazio e di un luogo di incontro che potrebbe assomigliare ad un giardino per ciechi, dove alcuni sensi possono esser maggiormente stimolati rispetto ad altri: una regia sonora. Il perdurare del senso di mistero nell’opera di Piranesi forse non andrebbe indagato, rischierebbe di perdere la magia, e lo stesso vale per la musica. Probabilmente, anche fingendo di sentire il suono delle architetture rappresentate da Piranesi, un processo di finzione che oggi, dopo circa un secolo di colonne sonore, field recordings, documentazione sonora di ogni sorta e secoli di melodramma, possiamo riscattare l’esperienza della finzione e riabilitarla nel reale.

La creatività spesso si manifesta nel crocevia di due o più diversi ambiti espressivi.  Musica e architettura, forse più di altre arti, hanno una particolare relazione con lo spazio, che consente a entrambe di circondare e avvolgere gli esseri umani in una sorta di mistero. È una relazione metaforica.

Teho Teardo

Questo dialogo con il passato mi ha fatto pensare ad un altro tuo recente progetto, Ellipses dans l’armonie, ispirato alla prima edizione dell’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert. In riferimento all’aspetto più “politico” di quest’opera e al  sottitolo “Lumi al buio”, in quali contesti pensi ci sia più bisogno, oggi, di combattere paure e nuove forme di oscurantismo?

Non si tratta di un dialogo con il passato, osservo opere del passato con lo sguardo di oggi perché è in questo momento che scrivo la musica. Vivo il mio tempo ed è da qui che guardo indietro, ma anche altrove. Non sono uno storico e non soffro di nostalgia. L’idiozia conclamata di terrapiattisti, no vax e negazionisti riverbera con la demenza dei fanatici religiosi e dei miseri qualunquisti della politica. Sono tutte manifestazioni di oscurantismo. L’Encyclopèdie venne pubblicata nella metà del 700 e divenne il testo cardine dell’Illuminismo. Dovette lottare contro la chiesa e la sua censura ma ebbe un impatto tale sulla società fino a contribuire alla Rivoluzione Francese. La mia connessione con questo testo quindi non è solamente legata alla musica, c’è anche un aspetto politico: dopo circa tre secoli questa pubblicazione è ancora qui. E noi saremo qui fra trecento anni? Me lo chiedo in quanto la nostra è un’epoca caratterizzata da nuovi oscurantismi anche nel rifiuto di prender coscienza delle condizioni in cui versa il pianeta evitando di ragionare su un altro modo di sfruttare le risorse. Sento che necessitiamo di più luce in questo momento, vorrei potessimo recuperare una parte dello spirito illuminista radicale per affrontare la nostra contemporaneità. Sarebbe un atto politico e sono convinto sarebbe rivoluzionario.

Il vinile con le musiche composte per il film d’animazione dedicato alle "Carceri d’Invenzione".

La tua collaborazione con Blixa Bargeld degli Einsturzende Neubauten è particolarmente apprezzata, un sodalizio artistico che negli anni ha trovato una sua evoluzione. Puoi parlarci del vostro rapporto artistico, e di come improntate il lavoro sulla composizione quando scrivete nuovi brani?

Amiamo scrivere canzoni, attività che solitamente non pratichiamo, singolarmente. Credo sia una forte affinità che ci connette. 
La nostra complicità ci mette in movimento su qualsiasi cosa ci venga in mente.
Abbiamo prodotto molto finora, due album e due ep, e stiamo continuando a scrivere nuovo materiale.
Solitamente partiamo da un’idea strumentale che preparo nel mio studio e che successivamente sviluppiamo assieme nella stessa stanza.
Il covid ci ha un po’ frenato quest’anno, ma riprenderemo appena tutto ciò sarà passato.

Di recente hai raccontato su Radio3 della tua scoperta del libro di Carlo Ginzburg I benandanti. Puoi raccontarci del tuo legame con questo testo e della ragione per cui ti ha interessato particolarmente?

Ho scoperto quel libro subito dopo la maturità e successivamente ho pensato che avrei potuto suddividere le persone che conoscevo tra coloro che lo avevano letto e gli altri. Senza alcuna discriminazione, ma chi conosceva il lavoro di Ginzburg avrebbe potuto possedere qualcosa che mi intrigava. 
Per me quel testo è stata la constatazione della possibilità di altri modi di vita nella minuscola porzione di mondo da cui vengo, la constatazione che quelle campagne potevano essere attraversate da correnti non assimilabili alla monotonia del pensiero dominante.
In Friuli ho visto i cieli più scuri, alti e freddi della mia vita; sotto quel buio imperscrutabile c’erano secoli di traiettorie non allineate, irregolari, proibite, audaci, il cui fascino ha spinto alcuni di noi a cercare una propria via sotto le stelle.

ph. Claudia Pajewski

TEHO TEARDO

Compositore, musicista e sound designer, Teho Teardo è uno dei più originali ed eclettici artisti nel panorama musicale europeo. Esploratore sonoro curioso e sempre attento agli stimoli che vengono da altre forme artistiche, si dedica all’attività concertistica e discografica pubblicando diversi album che indagano il rapporto tra musica elettronica e strumenti tradizionali.

Attualmente, è nuovamente impegnato al fianco di Enda Walsh nella scrittura delle musiche per Medicine, il nuovo spettacolo del drammaturgo irlandese (già noto per aver scritto “Lazarus” con David Bowie ma anche il film “Hunger” di Steve Mc Queen). Inoltre, ha collaborato con Vinicio Capossela nella scrittura e negli arrangiamenti di alcuni brani dell’album “Ballate per uomini e bestie” pubblicato nel 2019.
A settembre 2020, ha scritto la colonna sonora per il film “Molecole” di Andrea Segre, presentato alla preapertura della Mostra di Venezia 77.

A marzo 2020, pubblica l’album Ellipses dans l’harmonie, interamente ispirato alla musica contenuta nelle pagine dell’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert, la cui copia originale è custodita nell’archivio della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, che ha prodotto e commissionato l’album.

Ha composto le colonne sonore di Denti di Gabriele Salvatores, Lavorare con lentezza di Guido Chiesa, L’Amico di famiglia e Il Divo di Paolo Sorrentino, La ragazza del lago e Il Gioiellino di Andrea Molaioli, Una Vita Tranquilla di Claudio Cupellini, Il Passato è una terra straniera, Diaz e La Nave Dolce di Daniele Vicari, Quo Vadis Baby (serie tv), Gorbaciof di Stefano Incerti, Triangle di Costanza Quatriglio e La verità sta in cielo di Roberto Faenza. Nel corso della sua carriera ha vinto un David di Donatello, il Nastro d’Argento, il Ciak d’Oro e il Premio Ennio Morricone.

Con la compagnia teatrale Socìetas Raffaello Sanzio realizza lo spettacolo “Ingiuria” in cui partecipano anche il violinista Alexander Balanescu e Blixa Bargeld, leader degli Einsturzende Neubauten. Con l’attore Elio Germano, da dieci anni porta in scena lo spettacolo “Viaggio al termine della notte”, – tratto dal capolavoro di Céline – che riscuote un grosso successo di pubblico e critica.
Compone le musiche per le mostre di Man Ray e Joan Mirò a Villa Manin, entrambe pubblicate su CD e LP.

Con Blixa Bargeld degli Einsturzende Neubauten realizza gli album Still Smiling, Nerissimo e gli EP Spring! e Fall. Collabora con Erik Friedlander, con cui registra Giorni rubati, album ispirato alla poesia di Pasolini. A settembre 2012, collabora con il fotografo francese Charles Fréger per allestire un progetto live poi pubblicato col nome Music for Wilder Mann. Nel 2014, scrive le colonne sonore per tre film di Man Ray, che saranno poi pubblicate nell’album Le retour à la raison, e compone le musiche per lo spettacolo teatrale The Matchbox di Joan Sheehy.

Pubblica gli album Ballyturk (premio Irish Times Theatre Award), Arlington e Grief is the thing with feathers, le cui musiche saranno poi utilizzate nelle omonime pièce teatrale dello sceneggiatore e regista Enda Walsh andate in scena a Galway, New York e Londra.

Ad aprile 2017 Teardo è stato scelto per “Carte Blanche” il format organizzato da Palazzo Grassi che ogni anno celebra a Venezia un grande artista contemporaneo: in questa occasione ha riproposto una nuova versione dello spettacolo “Phantasmagorica” (con la straordinaria partecipazione del regista Abel Ferrara) e ha ideato l’installazione sonora site-specific “Sea Change”.

www.tehoteardo.com