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A ritmo di musica Gnaoua: il Festival di Essaouira

Il Festival Gnaoua rappresenta da ormai 26 anni uno degli eventi culturali più importanti del nord Africa: quattro giorni dove la città si trasforma in un corpo vivo, dove le sue vene — i vicoli della Medina — pulsano di ritmo, di suoni, di odori e lingue diverse. Il festival è un atto di trance collettiva e cosmica, è un luogo senza confini. È musica come ponte, come medicina, come possessione dolce.

Nei giorni che precedono la kermesse, Essaouira trattiene il respiro. Nei vicoli si montano palchi, si decorano porte, si provano strumenti. Si respira l’attesa.
Poi arriva il giovedì e tutto comincia: la Parade delle Confraternite invade la città vecchia partendo da Bab Doukkala, la porta nord, muraglia ocra che si apre su un corteo multicolore di Maalem, danzatori, qraqeb, tamburi, costumi cerimoniali. È un’esplosione spirituale, un richiamo agli spiriti. Dove anche noi, spettatori, appassionati, addetti ai lavori ci ritroviamo partecipanti.

Cuore rituale di tutto questo sono i Maalem, i maestri suonatori di guembri, cordofono a tre corde dal suono ipnotico e tellurico. È il basso che guida la trance, la voce che richiama gli spiriti — i Djinns e i Mlouk — nelle cerimonie chiamate Lilas, dove la musica Gnaoua, nata dalla schiavitù e dalle migrazioni forzate dei popoli dell’africa subsahariana, diventa strumento di cura e connessione spirituale.

I Maalem si alternano sui palchi principali ma anche nei concerti notturni più intimi, quelli che si tengono nei chiostri di antichi palazzi, nel Centro di cultura ebraica, o nei cortili nascosti della Medina. Lì la Gnaoua ritorna alla sua essenza: musica di soglia, di guarigione, di smarrimento necessario. Tra tutti la performance di Omar Hayat nel main stage lascia l’audience particolarmente appagata per le vibrazioni che raggiungono le giuste frequenze del pubblico meltin pot del festival.

I bastioni della città diventano luoghi di rivelazione sonora. Una sera le contaminazioni elettroniche del combo elettronico DuoOuD; la successiva sono protagoniste le atmosfere della diaspora orchestrate dal Nishtiman Project, ensemble curdo che con l’album Kobane ha portato sul palco canti antichi, strumenti ancestrali in una empatia con il pubblico di rara intensità

Nel programma serale del Beach Stage la sorpresa è stata The Leila, artista marocchina dal cuore punk e dalla voce scura, ha scosso le fondamenta con un mix feroce di reggae, Gnaoua e rock, rivendicando libertà contro ogni forma di conformismo.

Il concerto di Maalem Hamid el Kasri  nella centrale Piazza Moulay Hassan è stato pura maestria ritual. Con lui, la Compagnia Bakalama e due voci femminili straordinarie — Abir el Abed e Kya Loum — hanno creato un incantesimo collettivo.

Gnaoua and World Music Festival 2025 | ph. Fabrizio Montini Trotti

Il festival è un atto di trance collettiva e cosmica, è un luogo senza confini. È musica come ponte, come medicina, come possessione dolce.

In mezzo al vortice di concerti, i workshop di percussioni senegalesi sono stati esperienze profonde, quasi iniziatiche. I maestri del sabar e del djembe ci hanno insegnato a sentire il ritmo prima con il corpo, poi con le mani. C’era sudore, gioia, fatica. Ma anche una comunione rara: quella tra sconosciuti accorsi dai quattro angoli del pianeta che battono insieme lo stesso ritmo, seduti in cerchio come attorno a un fuoco antico.

Il workshop sulla musica Gnaoua è stato un esperienza collettiva. I Maalem ci hanno guidato tra simboli, ritmi, colori rituali, introducendo i partecipanti a un mondo che è insieme musicale, spirituale e sciamanico.

Anche in questa edizione del festival non è mancata l’attenzione per la ricerca e per il suono del futuro. Straordinario il live di Majid Bekkas con il suo Joudour Project: guembri, jazz e desert blues si fondono in un’unica voce.
La fusion tra Houssam Gania e il batterista americano Marcus Gilmore che ha dato corpo alla serata inaugurale ha dato corpo e carattere alla sezione Fusion dell’evento.

Gnaoua and World Music Festival 2025 | ph. Fabrizio Montini Trotti

Impossibile non citare altre due protagoniste: Asmaa Hamzaoui & Bnat Timbouktou, primo gruppo tutto femminile della tradizione Gnaoua, ormai regine del palco, in uno dei momenti più potenti accanto a Rokia Koné, voce del Mali più cosmopolita.
Spazio anche alle nuove icone afro-pop come CKay e al groove trascinante di Cimafunk, ambasciatore dell’afro-cubanismo contemporaneo.
Nell’ambito degli approfondimenti del Talking Tree dell’Istituto Francese, si è parlato di migrazioni, diritti umani, confini. E la musica, senza proclami, sembrava già dare una risposta: quando il corpo vibra insieme ad altri corpi, ogni confine diventa inutile.

Ma Essaouira vive soprattutto di notte.
Dopo i concerti, quando la città si svuota di turisti e rimane la sua anima, le Lilas prendono vita nei cortili. Concerti segreti, canti in cerchio, musicisti e danzatori che ti portano dentro una spirale ipnotica. La musica non ha più tempo, né fine. Ci si guarda negli occhi, si balla, si suda, si viaggia dentro.
E quando la musica nei cortili delle case antiche finisce, c’è ancora spazio per i dj set dei nuovi sciamani digitali marocchini. Nei club Alma e Mega Loft si sperimenta una trance elettronica, ibrida, urbana, mistica.

Essaouira non è solo un festival. È un luogo iniziatico, una città di frontiera dove passato e futuro danzano insieme, dove l’invisibile si fa suono. E dove, anche quando te ne vai, qualcosa di te resta lì. Tra i vicoli, il sale, e quel vento che non smette mai di soffiare.

La playlist

In copertina: Gnaoua Festival 2025 ph. Fabrizio Montini Trotti