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Cambiare la storia

Nel 1921, Marc Bloch pubblicò un saggio interamente dedicato al fenomeno delle notizie false, intitolato Riflessioni di uno storico sulle false notizie di guerra. In quell’opera, frutto della sua esperienza diretta al fronte, Bloch raccontava come i racconti dei soldati in trincea fossero spesso popolati da storie spaventose ma del tutto inventate. Queste false notizie nascevano spontaneamente all’interno di un contesto emotivamente e psicologicamente predisposto a generarle, e si diffondevano rapidamente, trasmesse oralmente e amplificate dal passaparola.

Troviamo il riferimento sul tema, cruciale, nell’ultimo libro dello storico Adriano Prosperi, dal titolo Cambiare la storia. Falsi, aprocrifi, complotti. edito da Einaudi. Un’affascinante viaggio nel falso storico, dalla sua genesi al suo sviluppo, fino ad arrivare alle sue (imprevedibili) conseguenze.

La ricerca è composta da quattro celebri casi – la Donazione di Costantino, i falsi di Annio da Viterbo, i documenti del Sacromonte i Protocolli dei Savi di Sion. Prosperi mostra come le contraffazioni storiche abbiano influenzato la politica, la religione e l’identità collettiva, spesso con esiti opposti alle intenzioni dei loro autori. 

La falsa donazione di Costantino

La Donazione di Costantino è un documento medievale, rivelatosi falso, secondo cui l’imperatore Costantino I avrebbe ceduto al papa Silvestro I l’autorità su Roma e su tutto l’Occidente. Il testo, redatto probabilmente nell’VIII secolo, fu usato dalla Chiesa per legittimare il potere temporale dei papi. Secondo il documento, Costantino, guarito miracolosamente dalla lebbra grazie al battesimo ricevuto da Silvestro, avrebbe donato al pontefice il palazzo imperiale e vasti territori. Tuttavia, nel XV secolo, l’umanista Lorenzo Valla dimostrò, attraverso l’analisi linguistica e storica, che il testo era un falso, scritto in un latino anacronistico rispetto all’epoca costantiniana. Nonostante la smentita, la Donazione influenzò per secoli i rapporti tra Chiesa e Impero. Questo falso storico resta uno degli esempi più celebri di strumentalizzazione del potere attraverso la manipolazione dei documenti.

Annio da Viterbo e l’invenzione delle sterminate antichità

Annio da Viterbo, al secolo Giovanni Nanni (1432–1502), fu un frate domenicano e umanista italiano noto per aver creato una vasta raccolta di falsi storici e archeologici. La sua opera più celebre, i Commentaria super opera diversorum auctorum de antiquitatibus loquentium, conteneva testi attribuiti a autori antichi mai esistiti o falsamente citati. Annio sosteneva di aver scoperto reperti e cronache che collegavano le origini di Viterbo a popolazioni bibliche e mitologiche come i babilonesi e i troiani, conferendo così alla città un passato glorioso. Per rafforzare queste teorie, fece anche fabbricare falsi reperti e iscrizioni antiche. Sebbene molti studiosi già al tempo sospettassero l’inganno, i suoi scritti influenzarono la cultura rinascimentale per decenni. Solo in seguito si riconobbe il valore propagandistico e l’inganno storiografico delle sue opere. Annio resta un esempio emblematico di manipolazione del passato a fini politici e identitari.

I falsi del Sacromonte e l’Immacolata Concezione

I Libri plumbei del Sacromonte (1595–1599) furono presentati come antichi testi religiosi scoperti in una grotta di Granada, accompagnati da ossa attribuite a san Cecilio e altri martiri cristiani. Incisi su 223 lastre di piombo, recavano un “quinto vangelo” in latino e arabo, rivelato dalla Vergine Maria per un cristianesimo tollerante nei confronti dei musulmani .
Dietro a questa fabbricazione storica pare ci siano due moriscos, Miguel de Luna e Alonso del Castillo, con lo scopo di difendere la cultura islamica e il sincretismo cristiano durante le persecuzioni post-Las Alpujarras . L’inganno fu abbracciato da autorità ecclesiastiche, che costruirono l’Abbazia del Sacromonte e promossero pellegrinaggi, fondando una narrazione basata su reliquie e manoscritti.
Già nel XVII secolo, studiosi filologi ne denunciarono incoerenze linguistiche e teologiche. Nel 1682 Papa Innocenzo XI definì i libri eretici, sebbene le ossa di san Cecilio furono ritenute autentiche . La questione alimentò dibattiti accademici per due secoli, incentrati sull’analisi dei testi e sulla loro storia .
Nonostante il Vaticano custodisse le lastre fino al 2000, quando furono restituite a Granada, l’istituzione locale ancora oggi vieta accessi scientifici per mantenere il mito vivo . I Libri plumbei del Sacromonte rappresentano uno dei casi più affascinanti di falsa antichità, con motivazioni politiche, religiose e culturali, e riflettono il complesso rapporto tra potere, fede e identità nell’Europa moderna.

Oggi, gli storici sanno o dovrebbero sapere che il falso e il vero sono intrecciati e che il loro mestiere è, come ha scritto Carlo Ginzburg, “qualcosa che è parte della vita di tutti: districare l’intreccio di vero, falso e finto che è la trama del nostro stare al mondo”. 

I Protocolli dei Savi anziani di Sion


I Protocolli dei Savi Anziani di Sion sono un documento fabbricato agli inizi del XX secolo all’interno dell’Impero Russo, probabilmente prodotto dall’Okhrana, la polizia segreta zarista, con l’intento di alimentare l’odio antisemita. Presentati come verbali di un’ipotetica cospirazione ebraica tenutasi durante il congresso sionista di Basilea nel 1897, asserivano che gli “anziani” pianificassero il dominio mondiale attraverso finanza, media e ideologie radicali. Il testo, in realtà, è un plagio mascherato: gran parte del contenuto deriva da Dialogues aux enfers entre Machiavel et Montesquieu (1864) di Maurice Joly, una satira politicamente critica verso Napoleone III, rimaneggiata in chiave antisemitica.
Pubblicati per la prima volta nel 1903 e poi nel 1905, i Protocolli ottennero ampia diffusione soprattutto dopo la Prima guerra mondiale, contribuendo alla propaganda nazista e a teorie del complotto antiebraiche. Già nel 1921, il Times di Londra e nel 1924 la Frankfurter Zeitung smascherarono il documento come falso. Nonostante ciò, continuerà a circolare in Medio Oriente e tra gruppi ultraconservatori fino a oggi. Questo falso storico è ritenuto il pilastro della moderna letteratura cospirazionista e rappresenta un tristissimo esempio di come l’antisemitismo possa essere codificato in un testo apparentemente credibile. La sua persistenza testimonia la pericolosa influenza del pregiudizio sistemico, ancora alimentato da versioni contemporanee e supporti politici.

In copertina: Adriano Prosperi

Adriano Prosperi 

(1939) è professore emerito di Storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Tra le sue opere, nel catalogo Einaudi: Tribunali della coscienza. Inquisitori, confessori, missionari (1996 e 2009), Storia moderna e contemporanea (con P. Viola, 2000); Il Concilio di Trento: una introduzione storica (2001); Dare l’anima. Storia di un infanticidio (2005 e nuova edizione 2015); Giustizia bendata. Percorsi storici di un’immagine (2008); Cause perse. Un diario civile (2010); Delitto e perdono. La pena di morte nell’orizzonte mentale dell’Europa cristiana (2013 e nuove edizioni 2016 e 2025); La vocazione. Storie di gesuiti tra Cinquecento e Seicento (2016); Un volgo disperso. Contadini d’Italia nell’Ottocento (2019 e, in una nuova edizione ampliata, 2021), Un tempo senza storia. La distruzione del passato (2021), Una rivoluzone passiva. Chiesa, intellettuali e religione nella storia d’Italia (2022) e Cambiare la storia. Falsi, apocrifi, complotti (2025).