Entrare nel suo studio romano è come entrare dentro un organismo vivo. Pelli tese, tamburi, metalli, strumenti tradizionali e oggetti sonori autocostruiti convivono in uno spazio che racconta più di quarant’anni di musica vissuta sul campo. È qui che abbiamo incontrato Stefano Rossini, in un luogo che riflette perfettamente il suo percorso: stratificato, curioso, in continuo movimento.
Rossini è una figura centrale nel dialogo tra la musica italiana e quella afro-brasiliana. Batterista e percussionista, ricercatore dei ritmi afrodiscendenti, ha attraversato stagioni fondamentali della nostra musica portando con sé un’idea precisa di suono: quello che nasce dall’ascolto, dall’esperienza diretta e dal corpo, prima ancora che dalla scrittura.
Nel suo racconto affiorano anni in cui la musica si imparava soprattutto viaggiando, suonando, osservando. Anni di teatri, tournée, orchestre, produzioni discografiche, in cui la percussione non era semplice accompagnamento ma linguaggio, colore, scelta poetica. Un percorso che prende forma accanto a grandi protagonisti della canzone italiana e che si intreccia con una ricerca profonda sulla musica popolare brasiliana, sulle sue radici e sulle sue trasformazioni.
Quella che ascolterete è una conversazione che attraversa il tempo senza nostalgia, tenendo insieme memoria e presente. Una storia che arriva fino a oggi, a un nuovo lavoro appena pubblicato: il quarto capitolo di Batuque Percussion, un progetto che continua a mettere in dialogo ritmo, tradizione e visione contemporanea.
Stefano Rossini
Nato a Roma, percussionista e docente, ha dedicato la sua carriera allo studio degli strumenti a percussione, con particolare specializzazione nella cultura afrobrasiliana. Si è formato al Conservatorio “A. Casella” dell’Aquila e ha collaborato con importanti artisti della musica latino-americana, tra cui Ray Mantilla, Toquinho, Toninho Horta, Robertinho Silva, Guinga, João Donato e Reco do Bandolim. In Italia ha lavorato nella musica leggera con nomi come Ornella Vanoni, Gino Paoli, Renato Carosone, Umberto Bindi e Fred Bongusto. È docente all’Accademia Romana di Musica dal 1991 e ha insegnato anche all’Università della Musica di Roma e in progetti scolastici. Nel 1991 ha fondato la “Scuola di Percussioni Stefano Rossini Roma”, realtà storica per la diffusione delle percussioni afrobrasiliane e tra le prime a proporre corsi collettivi di cajón. Ha tenuto corsi, workshop e masterclass in conservatori e istituzioni italiane, e ha ideato un seminario di musica popolare brasiliana riconosciuto dal MIUR per otto anni.