La mattina del 12 settembre del 1990 Davide Cervia esce di casa presto per recarsi alla Enertecnel Sud di Ariccia, azienda dove lavora come perito elettronico, a circa un quarto d’ora di auto. Alle 17, finito il turno, saluta i colleghi e sale sulla sua Volkswagen Golf bianca per tornare a casa, dove non arriverà mai. Gli inquirenti sostengono da subito l’ipotesi di un allontanamento volontario, successivamente smentita dai fatti. Da qui inizia una lunga serie di omissioni, manipolazioni, depistaggi e violenze psicologiche e materiali alla famiglia di Davide e a chiunque tenti di approfondire e risalire alla verità.
Solo nel ’94, tre anni dopo la richiesta da parte dei familiari, viene fornito il foglio matricolare di Davide Cervia, che attesta i suoi brevetti in materia di Guerra Elettronica (GE). Nel 2000, a dieci anni di distanza dall’accaduto, arriva la sentenza che mette nero su bianco le tante bugie raccontate nel corso degli anni: Davide Cervia è un ex sottufficiale della Marina e un esperto di guerra elettronica.
Vittima di un “sequestro di persona ad opera di ignoti” per la sua perfetta conoscenza operativa del sistema antimissile Teseo/Otomat, che lo Stato italiano ha venduto a 64 nazioni e verrà utilizzato da lì a poco, nel 1991, nella Guerra del Golfo. Si dovrà attendere il 2018 per arrivare ad un altro momento di svolta: il Tribunale Civile di Roma condanna il ministero della Difesa a risarcire con 1 euro simbolico i familiari di Davide per aver “violato il loro diritto alla verità”.
La verità di uno è la verità di tutti. La verità, infatti, è un diritto di tutti i cittadini che vivono in un Paese democratico.
Marisa Gentile
Personale della Marina all'imbarco di una nave militare italiana.
Alfredo Covino è un fotografo che esplora il rapporto tra memoria e assenza, utilizzando la fotografia documentale. Da circa 6 anni si occupa del caso Cervia attraverso un imponente lavoro di ricerca e documentazione. Nel 2019 ha esposto presso Officine Fotografiche a Roma Il Caso C., mostra a cura di Chiara Capodici, in cui ha realizzato una vera e propria “indagine visiva” su questa storia così difficile da raccontare. La complessità del caso e le sue incognite lo hanno spinto da subito ad affrontare questa ricerca allontanandosi dalla realtà strettamente giornalistica, cercando di raccontare l’assenza, la scomparsa, utilizzando la forza evocativa delle immagini fotografiche. La mostra del 2019 è diventata successivamente un libro dal titolo Ipotesi per un’assenza. Il caso Cervia, pubblicato da Silvana Editoriale. Abbiamo intervistato l’autore Alfredo Covino per raccontare la genesi e gli obiettivi di questo progetto editoriale.
ALFREDO COVINO
Nato nel 1973 a Roma. Dopo gli studi nella sua città, complice un concorso pubblico superato nel 1996, si è trasferito a Genova, dove ha vissuto per quattro anni. Nel 2000 ha scelto di rientrare a Roma e ha iniziato a studiare fotografia, prima all’Istituto Europeo di Design (IED), poi all’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata (ISFCI). Nel 2009 è entrato a far parte dell’agenzia fotografica On Off Picture e, nello stesso anno, ha co-fondato Punto di Svista, associazione culturale e di ricerca sulle arti visive. Ha esposto in mostre personali e collettive. Attraverso la fotografia documentaria esplora diversi temi: le connessioni tra luoghi, memoria e assenza, la trasformazione dei territori, le interazioni tra uomo e paesaggio.