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La linea del silenzio

La famiglia evidentemente non è soltanto una ragnatela di affetti; è quella materia invisibile che riempie i vuoti anche quando la tua storia personale ti porta distante dai suoi membri: materia in cui possono scorrere sinapsi che in qualche modo formano un unico organismo, che tu lo voglia o no.

Gianluca Peciola

Sugli anni del terrorismo e sul tema della violenza politica in Italia si è scritto e pubblicato tanto in questi anni, sul versante della ricerca storica quanto sul fronte narrativo. In rari casi si è però scesi sul terreno dei legami familiari e dei rapporti all’interno di piccole comunità, nel più ampio spettro della grande storia che si svolgeva in quegli anni. È con questo spirito che si entra, in punta di piedi, nella vicenda raccontata da Gianluca Peciola. La linea del silenzio (Solferino) è un libro che ci invita a riflettere senza pregiudizi su quanto sia difficile e necessario affrontare il passato, per costruire un futuro di pace e comprensione.

Il racconto inizia dall’infanzia di Gianluca. Siamo negli anni ’70 a Quarto Miglio, quartiere di Roma vicino l’Appia Antica, la sua famiglia è di estrazione operaia. La storia parte da una reticenza. Il padre del protagonista è morto quando lui era piccolo. Almeno questo è quello che sua madre gli ha sempre detto. È “orfano di un padre invisibile”, costretto a ricostruire una memoria inesistente. Sua cugina Laura finisce in carcere, i suoi familiari dicono per una lite stradale. In realtà “Lalla” è Laura Braghetti, “carceriera” di Aldo Moro, il presidente della Democrazia Cristiana rapito dalle Brigate Rosse, che alla fine dei 55 giorni del suo sequestro sarà ucciso. Durante le visite in carcere Gianluca scoprirà un’altra verità taciuta per lunghi anni. Laura non è sua cugina, ma sua sorella.

Sulle tracce delle memorie di quella rete protettiva che è la famiglia, il protagonista vive un’esperienza di confine, in cui la violenza e la paura non sono solo eventi storici, ma esperienze dirette che influenzano profondamente la sua evoluzione. Questa scelta narrativa consente inoltre al lettore di non giudicare i personaggi e di entrare in questa storia familiare con rispetto, adottando la giusta distanza rispetto alla storia.
“La linea del silenzio” si distingue anche per il suo approccio critico verso il concetto di verità. Peciola non si limita a raccontare eventi storici, li vive in prima persona interrogandosi su chi ha il dovere (e la responsabilità) della narrazione stessa.
In un contesto in cui la verità è spesso soggettiva e manipolata (e dove il “nemico” non è sempre come ce lo immaginavamo), il romanzo ci invita a riflettere su come le esistenze individuali e familiari forniscano diverse prospettive e influenzino la comprensione del passato.
Un altro tema al centro della narrazione è quello generazionale: il conflitto tra padri e figli, tra chi ha vissuto il terrorismo e chi ne sente solo l’eco. Il peso della memoria e della storia può essere trasmesso, ma genera profonde incomprensioni e alimenta fragilità. Infine, il romanzo si pone come un invito alla riflessione.
La sua storia ci pone domande fondamentali sulla natura della violenza, del potere e della libertà. In un momento in cui il terrorismo continua a essere un tema attuale, la sua opera offre un’opportunità preziosa per una comprensione più sfumata e profonda.

In copertina:  (Da sx) Vito Ruggiero, Veronica Raimo e Gianluca Peciola nel corso della presentazione del libro da Sparwasser (Roma, 25 settembre 2024) ph. Benandanti

Gianluca Peciola

Nato a Roma nel 1970, fin da giovanissimo milita nei movimenti sociali; educatore professionale, ha animato e coordinato progetti in ambito sociale, culturale e ambientale, ed è da anni un attivista per i diritti umani. Si è dedicato all’attività istituzionale come amministratore locale.
Ha scritto Il sindaco Marino e la grande corsa (Iacobelli editore 2015) e i romanzi Memet il medium, Berivan il cuore. Da piazza Kurdistan alla cartonopoli del Colosseo (edizioni Cooperativa Magma 2000) e Rincorrere il vento. Genova 2001 (L’Incisiva edizioni 2021). Collabora con testate giornalistiche indipendenti.