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London. Where things happen

Uno speciale di 70 minuti per raccontare la città dove “le cose accadono”. Londra è una metropoli in continuo movimento, luogo di elezione della modernità, definita da Thomas Eliot come “città irreale”. La sua skyline è dinamica e i suoi luoghi iconici attraversano epoche e culture. Abbiamo provato a raccontarle in un viaggio nel tempo e nello spazio.
Per farlo abbiamo scelto cinque quartieri: Camden, Bromley, Whitechapel, Hackney e Croydon.

Saremo accompagnati in questo viaggio da tre graditi ospiti, lo scrittore Hanif Kureishi, autore del libro cult Il Budda delle periferie, Simon Pitkeathley, ceo di Camden Unlimited, organismo che si occupa di riqualificazione urbana, e Fabrizio Montini Trotti, speaker e music blogger che ci racconterà di un’interessante mostra in corso al Design Museum sulla storia della musica elettronica, e dell’evoluzione di un genere musicale, il dubstep, nato nei club di Croydon.

Camden Town, laboratorio di rigenerazione urbana

Dal 2009 è attiva Camden Town Unlimited, realtà che sta attuando nel quartiere una profonda trasformazione ecologica e culturale, condotta in collaborazione con residenti, imprese e autorità locali. Camden Town Unlimited lavora  per rendere il quartiere autosufficiente, con tutte le opportunità e i servizi necessari per una maggiore qualità della vita. Per saperne di più abbiamo intervistato Simon Pitkeathley, CEO di Camden Town Unlimited.

Electronic: From Kraftwerk to The Chemical Brothers

Al Design Museum a Kensington, fino al 14 febbraio 2021 sarà visitabile la mostra Electronic: from Kraftwerk to the Chemical Brothers. Proprio come se si prendesse parte a un rave di Berlino o Düsseldorf un’esperienza multimediale che ripercorre la storia della musica elettronica dal primo bip fino ai giorni nostri, tra strumenti d’epoca, moda, e arte visuale. Ne abbiamo parlato in questa intervista con Fabrizio Montini Trotti.

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Il Budda delle periferie. Intervista ad Hanif Kureishi


Una volta, a proposito del romanzo, Hanif Kureishi ha detto: 
”Penso che il bello del romanzo sia che puoi andare ovunque e fare qualsiasi cosa. Mi sembra una forma meravigliosa, migliore di qualsiasi altra forma per trasmettere l’esperienza umana. Si può entrare nella mente delle persone, nella complessità della loro mente, descrivere negozi, strade, qualsiasi cosa. Il romanzo è la forma più capiente, la più sensuale”.


Nato nel 1954 in Inghilterra da padre pakistano e madre inglese, Hanif Kureishi ha sempre diviso la sua carriera di scrittore tra il cinema e la letteratura: nel 1985 ha avuto una nomination all’Oscar per la sceneggiatura di My beautiful laundrette di Stephen Frears. 
Nel 1991 ha diretto il suo primo film, London kills me.



Il Budda delle periferie, uscito nel 1990, è il suo debutto nel romanzo dopo l’esperienza con il teatro, e racconta la vita di Karim, adolescente di origini anglo-indiane, disperatamente desideroso di scappare dalla periferia sud londinese per poter intraprendere nuove esperienze nel centro della capitale. Si sente inglese dalla testa ai piedi anche se senza esserne particolarmente orgoglioso, ma molte persone lo vedono come una strana miscela di due culture, dato che sua madre è inglese e suo padre indiano. Il romanzo è ambientato in una Londra in piena punk-era, e introduce un nuovo soggetto per la narrativa contemporanea: l’esperienza della prima e della seconda generazione della comunità asiatica britannica. Kureishi ha spianato così la strada a una generazione di scrittori che lo ha seguito, tra cui Zadie Smith e Monica Ali.





“Mad day out”, il tour fotografico londinese dei Beatles

All’inizio dell’estate del 1968, Paul McCartney contatta il fotografo Don McCullin per realizzare un servizio fotografico con i Beatles in alcuni luoghi di Londra. Il gruppo aveva bisogno di nuove immagini pubblicitarie e voleva allontanarsi temporaneamente dallo studio di registrazione.

Il giorno scelto è il 28 luglio 1968. I Beatles e McCullin vengono raggiunti da altri cinque fotografi – Ronald Fitzgibbon, Stephen Goldblatt, Tom Murray, Tony Bramwell e Mal Evans – più Yoko Ono, la ragazza di McCartney, Francie Schwartz, e Gary Evans, il figlio di sei anni di Mal.

In questa mappa interattiva abbiamo ripercorso il tour fotografico dei Beatles e scoprire i luoghi dove sono stati ambientati i diversi set.


Città irreale,
sotto la nebbia bruna di un’alba d’inverno,
una gran folla fluiva sopra il London Bridge, così tanta,
ch’i’ non avrei mai creduto che morte tanta n’avesse disfatta.
Sospiri, brevi e infrequenti, se ne esalavano,
e ognuno procedeva con gli occhi fissi ai piedi.

Taerra desolata, Thomas S. Eliot

Hackney, tra arte e gentrificazione

The Street è un documentario di Zed Nelson uscito alla fine dell’anno scorso. Frutto di 4 anni di lavoro, è ambientato in una sola strada di Hackney, Hoxton street. In un decennio di austerità, caratterizzato dal caos della Brexit e dalla tragedia della Grenfell tower nel 2017, il lungometraggio di Zed Nelson cattura la rapida gentrificazione di Hoxton Street – un quartiere storicamente operaio di Hackney, uno dei quartieri più poveri di Londra.
Punto di riferimento di artisti, musicisti, stilisti, e ritrovo per la comunità vegan, il quartiere offre tante attività culturali, mercati come l’Old Spitafields Market e il Broadway Market, librerie, caffetterie, negozi di modernariato e design, o spazi come l’Hackney City Farm, una vera e propria fattoria nel cuore della città.

La casa editrice Hoxton Mini Press ha recentemente pubblicato un libro fotografico dal titolo Hackney Archive: Work and Life 1971-1985, opera del fotografo Neil Martinson, che documenta l’atmosfera vivace degli anni ’70 in questo quartiere. Case bombardate, bambini che giocavano per strada, fabbriche che brulicavano di operai. Queste immagini ci portano in un viaggio attraverso laboratori, mercati di strada e case popolari per catturare un tempo e un luogo prima che la tecnologia e la gentrificazione cambiassero per sempre la vita locale.

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Croydon e la nascita del dubstep

Alla fine del nostro viaggio ci spostiamo a Croydon, agglomerato urbano alla periferia sud di Londra che conta quasi 400 mila abitanti, a più di 15 km dal centro della città.
Come spiega Arthur Smith, alias Artwork, “Croydon non era molto alla moda”. Non c’era nessuno di figo. Aveva una pessima reputazione”.
Qui alla fine degli anni ’90 nasce un fenomeno musicale che prenderà il nome di dubstep. Con il music blogger Fabrizio Montini Trotti, nostra guida in questa esplorazione, cerchiamo di raccontare origini ed evoluzione del dubstep.

La colonna sonora del podcast

Bibliografia essenziale

Articoli, saggi, pagine di diario, riflessioni, memorie che compongono una guida sontuosa e abbacinante della grande metropoli, centro di gravità dell’intero Novecento, e insieme un commovente autoritratto live dell’autrice che per prima ha visto in Londra il cuore stesso della propria scrittura oltre che della modernità.

Absolute Beginners

Romanzo di formazione pop, spaccato generazionale appassionante. È l’estate di un ragazzo e di un movimento giovanile che sognava di poter cambiare gli equilibri culturali dell’Inghilterra, superando le divisioni razziali, i pregiudizi, il nazionalismo.

Il Budda delle periferie

Racconto di formazione che narra le peripezie sentimentali e le avventure di vita di Karim, adolescente metà inglese e metà indiano nella periferia londinese degli anni Settanta.

Denti bianchi

Due famiglie, i Jones e gli Iqbal, le cui vite sconclusionate racchiudono gli ottimismi e le contraddizioni del secolo appena concluso. Archie Jones è un tipico proletario inglese, mentre il suo migliore amico è il bengalese e musulmano Samad Iqbal. Si sono conosciuti su un carrarmato alla fine della Seconda guerra mondiale, diretti a Istanbul e ignari del fatto che la guerra era già finita. Riunitasi a Londra trent’anni dopo, questa coppia improbabile si ritrova coinvolta nel ciclone politico, razziale e sessuale di quei tempi.

Progetto editoriale e conduzione: Massimiliano De Ritis
Consulenza musicale: Fabrizio Montini Trotti
Voce narrante: Fabio Di Cocco
Traduzioni: Andrea Di Carlo (Shamrock traduzioni)

Un ringraziamento particolare ad Hanif Kureishi, Simon Pitkeathley, Isabella D’Amico e Serena Ranieri.