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Luci e ombre. L’arte di Agostino Arrivabene

Bisogna avvicinarsi con molta prudenza all’opera di Agostino Arrivabene, la cui qualità appare inesauribile, per la complessità di temi e suggestioni che il Grande Maestro e Artefice ha creato nel tempo. Chi ha esperienza dell’instancabile fabrilità che lo contraddistingue, non si pone dubbi su quanto egli abbia contribuito, nel riassumere e rivitalizzare la storia dell’immaginario e del fantastico, a minare pericolosamente la stabilità e la sicurezza dello sguardo, quando viene continuamente costretto a ripiegarsi sulle proiezioni superficiali di un mondo capace meno di vedere che di consumare lo sguardo, ossessionato dalla selva delle immagini.

Ha natura di consistenza storica, l’opera di Arrivabene, percorso personale estremamente significativo, stilisticamente e formalmente; per di più, se è vero che la tecnica è il contenuto, vi si delinea un’ardita concezione gnoseologica e teosofica: teomantica – predittiva del divino.
Elettosi Messaggero del divino e narratore di quel che ancora Dio deve osare per compiere e perfezionare la creazione, l’artista si dibatte nel vortice della potenza di quel che fonda il suo apostolato: l’immagine.

Un florilegio di particolari che vanno “vissuti” prima che visti.

Date queste premesse, non potrà essere una mostra a chiarire l’erlebnis di Arrivabene, espressa in una fenomenologia sempre tesa a rinnovarsi, a cercare di negare le proprie premesse per trasformare o meglio redimere la materia del mondo, enigmatica e caotica sede di una lotta che si combatte tra gli opposti. Visitare una mostra di Arrivabene è comunque un’esperienza ogni volta redentrice dello sguardo, perché permette di assistere alle prove del processo di distillazione della materia mediante cui egli ne fissa la quintessenza su una tavola o su una tela.

Accade anche a Sutri, sede dal 9 maggio al 10 Gennaio 2022 al Museo di Palazzo Doebbing di una mostra da non perdere a cura di Vittorio Sgarbi “Luci e ombre. Da Mattia Preti a Fortunato Depero”. Qui si trova un ragguardevole Ottavio Mazzonis, si scopre il favoloso n.h. Casimiro Piccolo, fratello del Poeta Lucio, si analizzano le straordinarie incisioni di Jean Pierre Velly e infine si svela una sala intera dedicata ad Agostino Arrivabene nella quale si entra in punta di piedi, accolti dalle tenebre, perché le finestre sono oscurate e i fari riescono appena a favorire la vista delle opere gemmate da un florilegio di particolari che vanno “vissuti” prima che visti, perché invade una meraviglia che toglie il respiro e lascia allo spettatore un silenzio intimo e il dono della redenzione dello sguardo. Quella d’un cieco che torna a vedere, a riflettere su ciò che è il vedere, su ciò che è l’approssimarsi al fenomeno visibile della materia, miracoloso apparire e trasparire, emergere dal profondo di una potenza che è appunto quella dell’Imago Mundi. 

L’orbe, dettaglio (2018) olio su lino cm 75 x 53,5

Si tratta di vivere una vera e propria esperienza sensoriale, tattile avanti che visiva; è un districarsi cruento nella fitta foresta di simboli, di rimandi, di allegorie, di apparizioni tanto effimere quanto inquietanti e affrancanti che imprigionano e poi liberano, in uno strenuo conflitto con le fantastiche visioni che generano la più affascinante delle dimensioni oniriche a cui è donato abbandonarsi.
È solo dopo un’attenta ricognizione delle opere che dalle immagini si procede a inquisire la tecnica di Arrivabene, un Maestro senza pari, che ha ripreso il metodo antichissimo e prezioso dell’encausto a freddo, recuperato mediante lo studio delle opere di Plinio il Vecchio, e si procede a notare un olio realizzato su agglomerato minerale, pigmenti e geode di quarzo, il superbo capolavoro Fulcro di Dio ottenuto su lamina di rame, anche questa tecnica rinascimentale eseguita da colleghi quali Correggio, Vasari, Bronzino, Sebastiano del Piombo, i Carracci, Domenichino, Guido Reni, Rembrandt, Rubens, con i quali Arrivabene compete.

Così pure gli oli su tela di lino, tessuto che garantisce durata eterna ai pigmenti: incontrare le opere di Arrivabene significa avvicinarsi alla storia della pittura ed innamorarsene. Per tacere di quel vero e proprio campo di battaglia che le opere di Arrivabene stabiliscono, in cui si scontrano luce e ombra, materia e visione, corpo e spirito, morte e resurrezione di ogni elemento, desertificazione e occupazione del tempo e dello spazio, privazione e lusso, preziosità e infamia, decadimento e germinazione e infinite altre coppie semantiche di opposti nei quali tutta la storia della poesia, della pittura, della filosofia, della teologia convergono, in un solo Artista che cerca di salvare il mondo attraverso il suo stesso sguardo, sguardo del mondo deposto e fissato sulle sue creature, dalle stesse creature avvertito come meraviglia e interpretato come raffinata bellezza.

Cover ph:max&douglas

LUCI E OMBRE

Museo di Palazzo Doebbing
Piazza del Duomo
SUTRI (Viterbo)

Dal 6 Maggio 2021 al 10 gennaio 2022

museopalazzodoebbing.it