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Noi siamo un minestrone

In uno spazio quadrato, al centro su tavoli bassi, ci sono due pentole e tutto il necessario per fare il minestrone. Attorno, attori e spettatori, seduti sulle sedie. Più che uno spettacolo meglio pensarlo come un incontro, un pezzo di tempo, un’ora di tempo vissuta poeticamente cercando quello che c’è prima delle parole e quello che resta dopo che sono state pronunciate e dimenticate. L’intervista a Paola Berselli e Stefano Pasquini del Teatro delle Ariette.

In occasione della tappa romana del loro spettacolo abbiamo incontrato e intervistato Paola Berselli e Stefano Pasquini del Teatro delle Ariette, una compagnia che ha trasformato il teatro in un’esperienza conviviale in cui la preparazione e la condivisione del cibo diventano parte integrante della narrazione. Durante gli spettacoli il pubblico è coinvolto in un’esperienza che trascende il confine tra attori e spettatori: i gesti quotidiani del cucinare e del mangiare diventano metafore di connessione, intimità e dialogo. Il loro approccio abbandona le convenzioni teatrali tradizionali, creando un “rito laico e quotidiano” che si svolge attorno a un tavolo, dove alto e basso, passato e presente, tragico e comico si incontrano per raccontare storie umane, personali e universali.
Siamo qui per parlare del loro ultimo spettacolo Noi siamo un minestrone, in scena in questi giorni al Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma, e per esplorare il significato profondo del loro teatro fatto di vita vissuta e incontri.

ph. Alessandro Accorsi

Dalle note di regia

«Abbiamo più di sessant’anni, ci conosciamo dal 1978, da trentacinque anni viviamo alle Ariette e la nostra compagnia ne ha compiuti ventotto. Anni fatti di mesi, di giorni, di ore e minuti. Un tempo infinito, un’eternità, un attimo. È il cammino della vita, la ricerca dell’identità. È la risposta a quella prima domanda: chi siamo noi? Noi chi? Paola e Stefano, oppure io e te, attori e spettatori, noi gruppo, società, massa?
Siamo un minestrone. Come il minestrone siamo fatti di acqua. Siamo più di un miscuglio di forme, di specie, di generi. Noi siamo relazione. Noi amiamo, soffriamo, facciamo la guerra e la pace. Il nostro agire ha fatto e fa il mondo, non da solo naturalmente, ma insieme a tutto il resto.
E il Teatro è una delle nostre azioni, come il lavoro nei campi, la trasformazione del cibo, l’osservazione della realtà.

In copertina: ph. Stefano Vaja