Quali definizioni è possibile dare oggi di partecipazione? In che modo possiamo agire in un contesto collettivo? L’eredità storica e filosofica della partecipazione (da Platone a Tommaso d’Aquino) riemerge oggi con forza nella vita democratica, quando “partecipare” significa contribuire alla definizione di criteri comuni (valori, priorità, regole), e non solo esprimere preferenze individuali.
In altre parole, partecipare vuol dire “avere parte” in ciò che conta: diritti, opportunità, riconoscimento. Significa agire all’interno dei modelli di governance collaborativa (patti, co-progettazione, amministrazione condivisa), dove la partecipazione è intesa come corresponsabilità. Non significa solo “essere consultati”, ma “portare un pezzo” di cura, decisione e attuazione.
Su questo terreno, stabilire una definizione attiva di partecipazione, ovvero calata nella realtà, non si riduce a esercizio di stile sociologico, ma pone le basi di un lessico comune, in grado di costruire territori condivisi. Partendo da questa idea, cheFare e la Fondazione Compagnia di San Paolo hanno lavorato a un percorso condiviso, da cui è scaturita Parole di partecipazione attiva, una interessante pubblicazione nata per rispondere a queste domande, frutto di un percorso di ricerca condiviso che ha coinvolto 70 organizzazioni tra enti pubblici, università, fondazioni e realtà del Terzo Settore.
Dalla sintesi finale sono emersi 12 lemmi, che costituiscono gli assi di riferimento della partecipazione attiva. Qui la partecipazione attiva può essere letta come un dispositivo di “presa di parte” che aumenta lo spazio di espressione, potere e azione dei soggetti su questioni collettive, trasformando legami, decisioni e risorse in modo situato e verificabile, anche quando gli esiti restano aperti e non garantiti.
Parafrasando Wittgenstein, le parole hanno senso per l’uso che ne facciamo, ma (anche) per le azioni che promettono.
Tra i lemmi/concetti evidenziati, sono particolarmente rilevanti quelli di, alleanze e collaborazione, co-responsabilità e coinvolgimento/accessibilità, che si sostengono a vicenda come tre livelli dello stesso dispositivo. Le alleanze funzionano quando costruiscono fiducia e un orizzonte di senso condiviso, anche tramite la capacità di tradurre linguaggi diversi tra istituzioni, organizzazioni e cittadini. Questa fiducia, però, regge nel tempo solo se è accompagnata da co-responsabilità, cioè da un patto esplicito in cui ciascuno chiarisce cosa mette in gioco (risorse, tempo, competenze) e come si evitano asimmetrie e scaricabarile, perché quando una parte disattende il patto si perdono fiducia ed efficacia. Infine, la qualità di alleanze e patti si misura sulla capacità di allargare davvero la base: l’accessibilità (fisica e digitale) e un coinvolgimento non autoreferenziale servono a “far partecipare soprattutto chi non c’è”, rendendo gli spazi e i contenuti attraversabili e significativi anche per chi parte da minori opportunità o da territori/contesti senza esperienza partecipativa.
Il documento, disponibile online a questo link, comprende gli interventi di Alberto Anfossi e Sandra Aloia di Fondazione Compagnia di San Paolo e di Bertram Niessen di cheFare, oltre ai contributi di 12 esperti nazionali della partecipazione: Fabrizio Barca, Liborio Sacheli, Ivana Pais, Catterina Seia, Massimo Cuono, Claudio Paolucci, Gabriele Magro, Chiara Faggiolani, Elena Granata, Tecla Livi, Teresa Pedretti e Valentina Porcellana.
Per condividere i risultati della ricerca ed approfondire le tre principali sfide emerse da questo lavoro corale, è stato promosso un tour nazionale di tre tappe, ciascuna dedicata ad approfondire uno degli ambiti in cui la partecipazione prende forma e genera valore per le comunità.
Il primo appuntamento del tour, organizzato in collaborazione con il Forum Disuguaglianze Diversità, si è svolto a Roma lo scorso 20 gennaio ed è stato dedicato al ruolo degli spazi fisici, sociali e simbolici come luoghi di inclusione, co-progettazione e cittadinanza attiva. Per l’occasione abbiamo intervistato Fabrizio Barca, co-coordinatore del Forum Disuguaglianze Diversità e Bertram Niessen, sociologo e Direttore Scientifico di cheFare, Agenzia per la trasformazione culturale.
Il tour sta proseguendo il suo percorso, dopo la tappa del 12 febbraio a Venezia Mestre, per esplorare il tema “Cultura e partecipazione” si concluderà il 24 febbraio con la tappa di Reggio Calabria, a tema “Legalità e partecipazione”.
Partecipazione è a un tempo fine e strumento. È fine, perché prender parte al disegno e all’attuazione dell’organizzazione sociale è una delle dimensioni sostanziali della nostra libertà, del “pieno sviluppo della persona umana” che la Costituzione chiede a ognuna e ognuno di noi di tutelare.
Fabrizio Barca
Fabrizio Barca
Fabrizio Barca è un economista e politico italiano. Presidente del Comitato per le politiche territoriali dell’OCSE dal 1999 al 2006, ha ricoperto la carica di Ministro per la coesione territoriale dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013. Esperto di politiche di sviluppo territoriale, ha insegnato Politica economica, Finanza aziendale e Storia dell’economia presso le università di Milano (Università Bocconi), Modena, Parigi (Sciences Po), Siena, Roma, Parma e Urbino. È stato quindi visiting professor con incarichi di ricerca presso il Massachusetts Institute of Technology di Boston e la Stanford University. Ha pubblicato numerosi saggi sulla teoria d’impresa, sulle piccole e medie imprese, sulla corporate governance, sulla storia del capitalismo italiano e sulle politiche regionali. Nel 2005 l’Università di Parma gli ha conferito la laurea honoris causa in Economia Politica per i suoi meriti nel campo dell’analisi e interpretazione dello sviluppo economico italiano e dell’evoluzione della struttura produttiva, e per avere contribuito a concepire e creare il sistema istituzionale e operativo delle politiche di sviluppo territoriali in Italia. Ha ricoperto gli incarichi di capo della Divisione ricerca della Banca d’Italia, di capo del Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e di Coesione presso il Ministero del Tesoro, e direttore generale del Ministero dell’Economia e delle Finanze. È stato presidente del Comitato per le politiche territoriali dell’OCSE dal 1999 al 2006, e nel 2009 ha realizzato per la Commissione europea il rapporto indipendente sulle politiche di coesione An Agenda for a reformed cohesion policy.
Betram Niessen
Ricercatore, progettista, docente in master e corsi universitari: ha insegnato nelle Università di Milano-Bicocca, Milano Statale, Cattolica del Sacro Cuore, oltre che all’Università degli studi di Trento. È direttore scientifico di cheFare, con cui si occupa di progettazione culturale, organizzazione di eventi e festival, processi collaborativi online e offline, empowerment di organizzazioni culturali dal basso e advisory per le istituzioni. Collabora spesso con testate online, offline e radio: “Il Sole 24 Ore”, “IL”, “Nòva”, “Il Giorno”, “Artribune”, “Digicult”, Rai Radio Live e RSI Radiotelevisione svizzera. È membro di diversi consigli culturali, giurie, board, commissioni tecniche e scientifiche per la valutazione di progetti culturali.