Quando il vento di scirocco comincia a soffiare sul mare di Vasto, qualcosa accade alla Grotta del Saraceno. Il fondale si muove, l’acqua prende forma, e da quel moto invisibile nasce un’onda che curva, lucida e potente, fino a frangersi sul litorale. È una delle onde più belle d’Italia, un piccolo miracolo naturale nel cuore dell’Adriatico.
Da settembre 2023, quell’onda ha un comitato che la difende. Si chiama Litorale Vivo, ed è nato per opporsi a un progetto da oltre tre milioni di euro che prevede la costruzione di barriere frangiflutti davanti alla baia. Per i promotori si tratta di un intervento “contro l’erosione costiera”. Per chi conosce il mare, invece, è una condanna a morte. “Le barriere – spiegano i surfisti – cambieranno per sempre la forma della baia. E con essa, l’onda che la rende viva.”
La loro non è solo una battaglia per un frangente, ma per una visione diversa della costa — non più spazio da domare, ma paesaggio da ascoltare. Ne abbiamo parlato con Mario Trave, tra i promotori del Comitato, per capire cosa significa oggi difendere un’onda — e, con essa, un modo più autentico di abitare il mare.
Elogio del litorale, luogo dell’instabilità
La parola litorale deriva dal latino litus, “riva”, “orlo”, e indica quello spazio di confine dove la terra si arrende al mare. È un termine che parla di soglia, di incontro e di precarietà: il litorale non è mai fermo, ma un luogo in continua negoziazione tra elementi opposti. Nell’ecosistema costiero, questa instabilità è la sua forza vitale: qui si concentrano biodiversità, processi naturali di rigenerazione e un delicato equilibrio che garantisce la salute dell’intero ambiente marino e terrestre.
Nel suo libro Le belle contrade, Piero Camporesi descrive la costa come un “limite poroso”, dove la cultura contadina e quella marinara si toccano, e dove l’immaginario del viaggio e della perdita di controllo ha sempre avuto un ruolo simbolico. Anche Fernand Braudel, ne Il Mediterraneo, considera la costa come una “zona di frizione”, luogo in cui la storia si addensa e la civiltà si costruisce nel dialogo continuo con l’acqua. Il litorale, allora, non è una semplice linea geografica: è un organismo vivente, un equilibrio fragile che racconta il rapporto — sempre in bilico — tra l’uomo e il mondo che lo sostiene.
L’Italia che non vede le sue onde
La storia del Saraceno racconta qualcosa che va oltre il surf. In Italia, a differenza di molti altri paesi, non esiste una definizione legale di frangente o surf-spot. Le onde, semplicemente, non esistono nel diritto: non sono considerate patrimonio, né elementi naturali da tutelare. Eppure nel mondo è l’opposto. Dalla Nuova Zelanda al Cile, dal Portogallo alla California, intere coste sono state protette perché ospitano frangenti unici, spesso collocati all’interno di ecosistemi di grande valore biologico.
Per la prima volta nel nostro paese, Litorale Vivo ha presentato un ricorso al TAR e al Consiglio di Stato per difendere un’onda “come bene ambientale”. È un precedente giuridico inedito, ma anche una dichiarazione politica: riconoscere che il mare, con le sue dinamiche, è parte integrante del paesaggio. Nel frattempo, il Comitato lavora anche sulla vicina Acquabella di Ortona, un’altra onda storica abruzzese presente in tutte le guide internazionali ma mai riconosciuta ufficialmente. Due onde, due simboli, due tentativi di costruire un nuovo linguaggio della costa.
Lungo un mare di cemento
Negli ultimi trent’anni, tra Abruzzo e Molise, sono scomparsi quasi tutti gli spot di surf. Non per colpa del clima o del turismo, ma per le opere di difesa costiera. Lungo l’Adriatico si contano chilometri di barriere di pietra, costruite per “salvare” le spiagge dall’erosione.
Oggi, l’Italia ha la più alta densità di frangiflutti del mondo: oltre 1.000 km di litorale modificato in modo permanente, cinque miliardi di euro spesi in vent’anni, il 90% dei casi in regime emergenziale. Eppure le spiagge continuano a ridursi.
“È un paradosso – spiega il Comitato – spendiamo soldi per difendere un’idea statica di costa, quando il mare, per sua natura, si muove.”
Il materiale utilizzato per costruire le barriere – milioni di tonnellate di calcare – proviene da cave che si stanno esaurendo. Per i nuovi interventi abruzzesi, parte dei massi arriverà persino dalla Croazia. Un sistema costoso, energivoro, fragile. E destinato all’obsolescenza: l’innalzamento previsto del livello del mare nei prossimi decenni renderà i frangiflutti semplicemente inutili.
Una costa viva, non immobile
Litorale Vivo non propone un ritorno al passato romantico, ma una nuova concezione di costa: riconoscere che non tutte le erosioni sono da fermare, che la rinaturalizzazione può essere più efficace della muratura, che un ecosistema dinamico è un ecosistema sano.
Significa anche mettere in discussione il modello turistico che vede la spiaggia come un’estensione del salotto: ordinata, pulita, livellata, privata della sua vitalità naturale. “Non possiamo più fingere che il mare si adatti ai nostri calendari estivi”, dicono i membri del Comitato.
Il surf, in questa prospettiva, è solo il punto di partenza. È un linguaggio che permette di parlare di paesaggio, di biodiversità, di futuro. Salvare un’onda non è nostalgia, è un atto politico: affermare che esiste un modo diverso di abitare la costa. Quando i surfisti entrano in acqua alla Grotta del Saraceno, non difendono solo un’onda. Difendono un’idea di equilibrio, un modo di stare al mondo. In fondo, la loro battaglia non riguarda il passato, ma il domani.
Perché ogni volta che un frangente muore, muore anche una parte del mare che ci ha insegnato a respirare con lui.
In copertina e in bio: ph. Mario Trave
Litorale vivo
Il Comitato Litorale Vivo è composto da cittadini, surfers, professionisti in ambiti differenti, fruitori della risorsa Mare. Si è formato intorno al riconoscimento – comunicativo, giuridico – della Grotta del Saraceno in Abruzzo, nel Comune di Vasto, unico point sinistro di tutto l’Adriatico mare, come eccellenza e patrimonio naturale e territoriale di valenza nazionale: una delle onde adatte alla pratica del surf più belle d’Italia, all’interno di una delle baie più belle d’Italia, che rischia di essere distrutta per sempre da un progetto scellerato.