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Quando la radio riempì la notte

Un libro dedicato a Stereonotte, il programma radiofonico notturno di Radio Rai, a cura di Giampiero Vigorito (Iacobelli Edizioni) e dei conduttori della trasmissione radiofonica in onda sulle frequenze Rai dal 1982 al 1995. Un libro che rappresenta un’insolito caso editoriale, sia per il format che per l’argomento, e che ripercorre la storia del programma nato da un’idea del dirigente RAI Pierluigi Tabasso, e che ha contraddistinto più di una decade nell’evoluzione della radiofonia in Italia.
Abbiamo intervistato il conduttore radiofonico e critico musicale Felice Liperi, che fu tra i protagonisti di quella avventura.

Stereonotte, che come titolo di lavoro originale aveva “Effetto Notte”, nacque come una visionaria scommessa, in un momento in cui l’avvento delle radio private, all’epoca chiamate “radio libere” sembrava riempire un tradizionale vuoto del palinsesto dell’etere nazionale attraverso selezioni musicali inconsuete e coraggiose che poco si confacevano ai palinsesti dei programmisti di via Asiago.
Gli ingredienti di Tabasso che resero unica l’esperienza di Stereonotte erano lasciati essenzialmente alla pressoché totale libertà concessa ai DJ e speaker che nel corso degli anni si avvicenderanno nelle quintine, poi sestine, di conduttori del programma: giovani che arrivavano dalle nuove radio private e che spesso scrivevano per riviste musicali, oltre ad una location che rappresentava una sorta di esilio autoimposto e che invece si rivelò un fattore di successo, gli studi di Via Po 14, a Roma.

Gli spazi fino a quel momento inutilizzati, e adiacenti alla sala che ospitava la mastodontica bobina del celebre Notturno Italiano che ospitarono quella Stereonotte, rappresentarono il proscenio ideale per l’entusiasmo visionario di Tabasso. Un’iniezione di fiducia per quei ragazzi preparati ma poco avvezzi alle burocratiche regole dell’universo RAI, ai quali era lasciata la libertà ma anche la responsabilità della scelta dei brani da programmare.

Il volume di Vigorito non vuole essere un saggio né tantomeno un racconto personale ma si struttura nel formato di un magazine che raccoglie e sistematizza come in una grande scatola di istantanee, testimonianze e ricordi dei tanti che nel frattempo ci hanno lasciato ricostruendo il fil rouge di quell’esperimento, un format che avrebbe rappresentato un vestito ideale per dare personalità ad una notte ancora in cerca d’autore e ai suoi tanti protagonisti, migliaia di ascoltatori che hanno custodito gelosamente per anni quelle audio cassette registrate con l’auto-reverse.

“Un viaggio a ritroso nel tempo – scrive Giampiero Vigorito – per rivivere una volta ancora le storie, gli aneddoti, le voci di una trasmissione che è entrata nell’immaginario collettivo e che ha scavato un solco nel cuore di quelle creature della notte che hanno dedicato alla musica le ore che li accompagnavano nello studio, nel lavoro, negli impegni notturni”.

Il libro, che si apre con una prefazione di Carlo Massarini, mette insieme come i pezzi di un puzzle, ritagli e frammenti di scalette annotate a mano, attraverso le voci dei collaboratori storici che per quattordici anni hanno cucito con le loro borse di dischi la playlist taylor-made del programma: Ernesto Assante, Stefano Bonagura, Marco Boccitto, Giuseppe Carboni, Alberto Castelli, Luciano Ceri, Marco Cestoni, Massimo Cotto, Carlo De Blasio, Teresa De Santis, Patrizia De Rossi, Emiliano Li Castro, Felice Liperi, Stefano Mannucci, Massimo Mapelli, Max Prestia, Alex Righi, Enrico Sisti, Fabrizio Stramacci e Ida Tiberio.

Senza considerare gli aneddoti legati ai tanti personaggi del mondo della musica, da Renzo Arbore a Claudio Baglioni, da Edoardo Bennato a Ligabue passando per Paolo Conte e Vinicio Capossela, ospiti del programma e alle testimonianze degli ascoltatori che hanno risposto all’invito dell’autore per rendere omaggio ad un programma di culto. Un’esperienza, quella di Stereonotte, che rivive nella memoria diffusa degli ascoltatori e nelle parole di chi materialmente ha respirato nelle registrazioni di quei nastri oggi rovinati dall’usura e dal tempo.

Una parte di questa esperienza è giunta fino a noi grazie all’archivio amatoriale – che rappresenta anche un esempio sincero di memoria diffusa – chiamato Via Po 14 (la via di Roma dove avevano sede gli studi), una pagina web nata dal progetto di Giovanni de Liguori. Via Po 14 deve il suo successo al contributo di decine e decine di ascoltatori in tutta Italia che hanno raccolto l’invito degli ideatori ed inviato i loro nastri registrati, poi digitalizzati, per alimentare un database che oggi raccoglie alcune tra le trasmissioni più interessanti e significative di quella irripetibile idea di radio.

È stato il padre di Stereonotte. Un visionario dirigente della Rai che ha saputo dare un senso alle nottate insonni degli italiani. Tra il fumo di una pipa e una corsa in moto Pierluigi Tabasso ha saputo reinventare il concetto di radio per creare l’intimità e le suggestioni di un effetto notte.

Fabrizio Stramacci - Rai Stereonotte (a cura di Giampiero Vigorito)

FELICE LIPERI

È stato programmista regista RAI, per molti anni conduttore e autore di programmi musicali fra cui Stereonotte, Notturno Italiano, Sconfini, Fahrenheit, Sei gradi. Esperto di folk e storia della canzone, da tempo studia l’evoluzione della musica nella metropoli multietnica. Presso il DAMS dell’Università di Genova tiene un corso sulla Cultura giovanile e musicale nel secondo dopoguerra. Collabora con “La Repubblica” in qualità di critico musicale. Ha pubblicato, tra l’altro, “I padri di Rugantino. Storia delle canzoni di Garinei e Giovannini” (2001, Rai Eri) “Storia della canzone italiana” ( 1a edizione 1999, Rai Eri- 2a edizione riveduta ed aggiornata 2011, Rai Eri),” Le stelle del folk” (2014, Manifestolibri), “Le città sonore Realtà urbana e produzione musicale (2015, Manifestolibri)