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Re:Humanism, tra arte e tecnologia

Come cambiano i concetti di corpo e identità alla luce delle nuove scoperte in ambito scientifico e tecnologico? Quale ruolo ha l’Intelligenza Artificiale in questi cambiamenti?
È uno dei temi alla base della seconda edizione di Re:Humanism, il premio dedicato al rapporto tra arte e intelligenza artificiale.
Per la sua seconda edizione è aperta una call for artist per gli artisti di tutto il mondo, che terminerà il 12 gennaio 2021 e che a maggio diventerà una grande mostra collettiva al MAXXI di Roma.

Re:Humanism partecipa inoltre all’edizione italiana di Maker Faire Rome 2020 – digital edition (10-13 novembre), piattaforma internazionale dedicata all’innovazione, con due incontri e una tavola rotonda dedicati all’esplorazione dei temi della call for artists ma utili a tutti coloro che vogliano meglio esplorare l’universo e gli impatti delle tecnologie di intelligenza artificiale.

Ripensare il corpo e l’identità nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale, riflettere sulle poetiche e sulle politiche e sull’impatto tecnologico nell’arte contemporanea saranno i punti al centro dei tre appuntamenti, tutti introdotti da Daniela Cotimbo, curatrice di Re:Humanism, e che coinvolgeranno una serie curatori, studiosi e critici come Valentino Catricalà, Valentina Tanni, Federica Patti, Arianna Forte, Domenico Quaranta, Elena Giulia Rossi e Marco Mancuso; esponenti del mondo filosofico come Diletta Huyskes; artisti come Elisa Giardina Papa e The Cool Couple e realtà creative e produttive come fuse*. Ne abbiamo parlato in questa intervista insieme a Daniela Cotimbo, curatrice dell’iniziativa.

“Ridefinire i confini.” Cosa vi ha ispirato nella scelta di questo tema per la seconda edizione di RE:HUMANISM?

Una presa di coscienza, la consapevolezza che il nostro rapporto con le tecnologie non può più essere unidirezionale, abbiamo bisogno di ridefinire le nostre esperienze come esseri umani in relazione al progresso scientifico. In questo senso i confini sono un concetto labile, in continua evoluzione, anche pericoloso se travisato. L’invito di questa seconda edizione è a non accontentarsi di prendere atto dei limiti e di cercare di andare oltre, attraverso una riflessione critica e una progettualità costante.

Nel primo panel discuterete il tema del corpo e dell’identità, e delle loro mutazioni rispetto alle trasformazioni in ambito tecnologico. Quali sono gli ambiti della quotidianità in cui questo impatto ti sembra più forte ed evidente?

Corpo e identità sono due concetti strettamente connessi, anche se non sempre li viviamo come tali. Oggi ‘hakerare’ il corpo ci permette di essere ciò che vogliamo, pensiamo un attimo al genere, all’estetica, alle evoluzioni della biotecnologia. Viceversa, il mondo in cui viviamo, mi riferisco in particolare al momento storico che stiamo affrontando, ci costringe ad “esistere” in formato digitale, esclude il corpo dalla meccanica delle relazioni, ci relega ad un’immagine bidimensionale. Appare chiaro dunque che dobbiamo essere pronti a reagire a questi cambiamenti e a superare l’attuale concezione del binomio natura-cultura che non è in grado più di rappresentare la complessità del mondo in cui viviamo. Il panel che si terrà in occasione di Maker Faire 2020 ha soprattutto l’obiettivo di esplorare in che modo, le pratiche di artisti performativi, hanno inglobato le possibilità che oggi l’intelligenza artificiale è in grado di offrire.

Ai policies e abusi. Pensi sia necessaria una maggiore sensibilizzazione del pubblico sui rischi di “trasparenza” che l’applicazione di queste tecnologie può portare?

Re:Humanism nasce prima di tutto per questo. Più che di sensibilizzazione, che dal 2018 è uno degli obiettivi delle diverse linee guida sull’AI che sono state emesse a livello globale da governi, istituzioni accademiche e centri di ricerca, oggi l’obiettivo è far entrare più persone possibili all’interno dei processi di design, produzione e governance di queste tecnologie. Non si tratta semplicemente di scoprire come funzionano i diversi applicativi dell’AI ma di capirne profondamente potenzialità e pericoli, analizzandoli attraverso punti di vista multidisciplinari. L’obiettivo principale di Re:Humanism è mettere insieme artisti, filosofi, sociologi, ricercatori ed esperti per ridisegnare assieme un futuro più sostenibile e questo, certamente, passa anche attraverso la divulgazione.

Il mondo in cui viviamo […] ci costringe ad “esistere” in formato digitale, esclude il corpo dalla meccanica delle relazioni, ci relega ad un’immagine bidimensionale.

Daniela Cotimbo

Parlando di un’antropologia dell’AI, nel suo libro Vita 3.0 Max Tegmark pone una questione essenziale. Semplificando, il rischio vero non è quello di ritrovarsi una IA “cattiva”, bensì una IA estremamente “brava” nel realizzare i propri fini, con il rischio che non coincidano con i nostri. Quali sono i rischi che su questo aspetto nel mondo dell’arte?

Nel mondo dell’arte i rischi sono tanti, ma non riguardano tanto l’IA. Mi spiego meglio, si è dibattuto molto delle potenzialità creative di un algoritmo e in qualche misura penso ne siamo tutti affascinati, ma l’arte nasce da una necessità estremamente antropologica e per ora dunque non credo ci sia il rischio che le due cose vadano in conflitto. Anzi, devo ammettere che da quando ci troviamo a trattare temi complessi sul futuro, il ruolo degli artisti sta diventando sempre più riconosciuto. Siamo lontani da un coinvolgimento ufficiale e sistematico, ma qualcosa di muove!

In una tua intervista ho letto questa considerazione, che penso sia centrale. ”Penso che alla fine ogni speculazione che conduciamo sui media tecnologici non è che un modo per conoscere meglio noi stessi.” Pensi che l’arte sia un buon punto di partenza per portare avanti questa speculazione?

Personalmente vedo nell’arte sempre il mezzo principale per accedere alla conoscenza del mondo. Nello specifico, quando ho iniziato questo percorso, ero incerta su quanto questa riflessione potesse rientrare nel dominio di interessi dell’arte ed invece ho scoperto un ricco fermento e un contesto globale di pratiche e approcci al tema. Andando avanti con le mie esplorazioni mi sono resa conto che al di là dell’interesse per un determinato mezzo tecnologico, l’intelligenza artificiale si porta dietro temi talmente importanti che l’incontro con l’arte era quasi inevitabile. Il fatto che siamo giunti alla seconda edizione penso ne sia la conferma.

DANIELA COTIMBO

(Taranto, 1987) è storica dell’arte e curatrice indipendente di base a Roma. La sua ricerca è focalizzata sulle istanze problematiche del presente, indagate attraverso diversi mezzi espressivi e in particolare le nuove tecnologie. Recentemente ha ideato e curato il Re:Humanism Art Prize, premio d’arte dedicato al rapporto tra arte e Intelligenza Artificiale. Tra i progetti più recenti: 2020 – Allegra ma non troppo, Sonia Andresano, AlbumArte, Roma; 2019 – Complessità – Enrica Beccalli e Roula Gholmie, Romaeuropa Festival, Roma; Re:Humanism Art Prize, mostra collettiva, Albumarte, Roma; 2018 – Ionian Archaeological Archives, Marco Emmanuele, Bivy, Anchorage; 2017- Die andere Saite – Massimiliano Tommaso Rezza, Colli Independent art gallery, Roma; 2016 – Models of display, Montecristo Project, Colli Independent art gallery, Roma; 2015 – CsO, mostra collettiva, Operativa Arte Contemporanea, Roma.