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Rita Marcotulli: omaggio a Truffaut

 Rita Marcotulli: omaggio a Truffaut

Anche quest’anno il jazz è  stato di casa all’Auditorium di Roma con il Roma Jazz Festival, che in questa edizione 2012 dal titolo “Visual jazz” ha esplorato l’affascinante rapporto tra questa forma musicale e le arti visive: film sonori, documentari, corti, biografie epiche, riprese televisive, video clip.

Su questo filone si è concentrata anche Rita Marcotulli, che ha portato sul palco un tributo al cinema di François Truffaut. La magia e le inquietudini del regista francese erano stato tradotte in note dalla pianista romana nel 1998 con l’album “The woman at next door“, registrato per l’etichetta francese Label Bleu. In quell’occasione la Marcotulli era accompagnata da mucisti d’eccezione come Roberto Gatto, Enrico Rava, Javier Girotto, e condensava in un album composizioni ispirate ai film di Truffaut come Il ragazzo selvaggio, Baci rubati, a rielaborazioni di celebri temi di alcune colonne sonore del regista francese, come quella dei 400 colpi.

Poi Label Bleu chiuse i battenti, e il disco non era più reperibile. Cosi nel 2009 la pianista ha deciso di reincidere i brani, la squadra di musicisti era quasi immutata, e anche lo spirito originario del progetto, che in occasioni come quella del festival romano rivive sul palco.

La Marcotulli ha tradotto in musica il tema della fuga, della memoria, quelli legati ad un personaggio caratteristico come l’Antoine Doinel di Baci rubati, la sua instabilità ricca di umanità e di una voglia di vivere particolare.

Una voglia di mettersi in gioco, di provarsi, di correre il rischio della ricerca di una propria strada nel mondo, quel capitolo che nella performance ha il nome di “The song of experience”.

Uno dei meriti del gruppo è quello di giocare conoscendo bene il proprio ruolo, senza ammiccare al pubblico nè diventando didascalia del flusso visivo. 

Quello che la Marcotulli mette in scena è un dialogo equilibrato con le scene di Truffaut. Sulla scena la pianista romana lascia molto spazio ai suoi compagni musicisti e li sostiene nella parte armonica. Il tutto in un perfetto interplay con la fisarmonica di Luciano Biondini, piena di pathos, l’energia della batteria di Roberto Gatto nei passaggi più hard-bop, oppure la leggerezza di Aurora Barbatelli con la sua arpa celtica e la “voce”, i fiati di Javier Girotto a cui è affidata l’esposizione melodica.

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