A cento anni dalla nascita di Rocco Scotellaro, la sua figura aleggia ancora nella società contemporanea e continua a parlarci con una forza rara, capace di attraversare epoche e generazioni. Poeta, sindaco, sociologo, intellettuale organico nel senso gramsciano del termine, Scotellaro rappresenta un unicum nella cultura italiana del dopoguerra: nato dal popolo, rimasto nel popolo, ne ha raccontato le speranze, le ferite e le lotte con una lucidità e un’empatia che ancora oggi commuovono e interrogano.
La sua voce è stata quella dei contadini meridionali, dimenticati da uno Stato lontano e spesso ostile. Ma è stata anche una voce politica, militante, che ha fatto dell’impegno civile e della cultura strumenti inscindibili. Il suo breve percorso – stroncato da un infarto a soli trent’anni – non ha impedito che lasciasse in eredità opere come Contadini del Sud o È fatto giorno, testi che ancora oggi raccontano la durezza e la dignità della civiltà rurale del Mezzogiorno.
Per parlare di Rocco Scotellaro abbiamo incontrato Goffredo Fofi, tra i più autorevoli intellettuali italiani, che con Scotellaro condivide la tensione etica e la passione per gli ultimi. In questi giorni è in libreria il suo libro “Quante storie”, un appassionante sguardo su un’altra storia d’Italia, focalizzata sull’intervento sociale e sulla lotta per l’emancipazione dei ceti più deboli.
In questa lunga intervista Fofi ci conduce nei luoghi, nei testi e nelle idee di Scotellaro nel panorama del meridionalismo democratico e analizzandone la portata letteraria e civile. Ne emerge un ritratto vivido, affettuoso ma mai agiografico, che restituisce tutta la complessità di un uomo che si è sempre sentito “uno degli altri”.
La formazione di Scotellaro fu resa possibile dalle nuove opportunità democratiche e dal sostegno di Manlio Rossi-Doria, che lo accolse nell’osservatorio di economia agraria di Portici. Qui Scotellaro si formò accanto ad altri studiosi impegnati nel riscatto del Meridione, tra cui Carlo Levi, autore de Il Cristo si è fermato a Eboli, Rossi-Doria stesso, fondatore della sociologia rurale in Italia, e Rocco Mazzarone, medico ed educatore. Questo ambiente stimolante lo portò a sviluppare un forte impegno politico e culturale, che si tradusse in un’intensa attività letteraria e di ricerca.
Contadini del Sud è un’inchiesta che si colloca nel solco di altre ricerche condotte in Italia nello stesso periodo. Al Nord, Danilo Montaldi studiava i marginali del mondo contadino e periferico; in Toscana, Luciano Bianciardi e Carlo Cassola raccontavano la vita dei minatori della Maremma; in Sardegna, Franco Cagnetta analizzava la realtà dei banditi di Orgosolo; mentre in Sicilia, Danilo Dolci documentava le condizioni degli abitanti di Partinico.
Scotellaro con il suo lavoro contribusce alla costruzione di un quadro realistico e dettagliato della condizione contadina nel Mezzogiorno, dando voce a una classe spesso ignorata o mal rappresentata. Muore prematuramente nel 1953, ma la sua opera resta un punto di riferimento per chi studia la condizione contadina e le trasformazioni del Meridione, confermandolo come un intellettuale autentico, profondamente radicato nella realtà del suo tempo.
In copertina: Rocco Scotellaro
Goffredo Fofi
Saggista, attivista, giornalista, critico cinematografico, letterario e teatrale italiano. Ha fondato e diretto le riviste Quaderni piacentini, Ombre rosse, Linea d’ombra, La terra vista dalla luna, Lo straniero e Gli asini. I suoi ultimi libri: “Sono nato scemo e morirò cretino, scritti 1956-2021” (minimum fax, 2022), “Non mangio niente che abbia gli occhi” (Contrasto, 2022), “Cari agli dèi” (edizioni e/o, 2022), “Per Pasolini” (La nave di Teseo, 2022) e “Breve storia del cinema militante” (Elèuthera, 2023).