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Storytellers. Intervista a Simone Alessandrini

Abbiamo incontrato il musicista e compositore Simone Alessandrini al Bar Rino, nel quartiere Montesacro a Roma, un locale simbolo della rinnovata vitalità socio culturale del Terzo Municipio e che rappresenta un punto di riferimento della scena musicale e creativa in genere. Non a caso, proprio da Rino, Simone cura la direzione artistica di un’apprezzata rassegna di jazz ed elettronica domenicale, chiamata Hangoverino.

Per il ritorno sulle scene con il suo progetto Storytellers, il sassofonista romano ha trovato ispirazione in cinque storie realmente accadute che hanno al centro il tema della follia.

Il nuovo album, dal titolo Mania Hotel arriva a quattro anni di distanza dall’esordio del collettivo Storytellers cha aveva come protagonisti alcuni personaggi popolari sullo sfondo della Seconda Guerra Mondiale.

Per questo nuovo lavoro, registrato ad Arezzo al Cicaleto recording studio di Francesco Ponticelli e da poco pubblicato per la Parco della Musica Records, Simone si è avvalso della collaborazione di Antonello Sorrentino (tromba), Federico Pascucci (sax tenore, clarinetto turco), Riccardo Gola (contrabbasso e synth base, nonché autore dell’artwork), Riccardo Gambatesa (batteria e percussioni), con la presenza di Giacomo Ancillotto alla chitarra in Marina Luz, Ninna, Yo Soy El Tiempo e Exit.

Un concept album che attraverso il trait d’union del tempo che demarca il territorio tra ciò che percepiamo come “normale” e quello che in apparenza e superficie può sembrare folle, narra storie di sopravvivenza (Marina Luz, la bambina abbandonata nella giungla e cresciuta dalle scimmie) di rivoluzione scientifica e umana (Il Dr. Semmelweis, medico ungherese che nel 1847 scoprì l’importanza di lavarsi bene le mani chiamato anche “il salvatore delle madri”), di passioni laceranti (Attilio e il suo lamento d’amore), di repressione e segregazione (le “libertine, snaturate e irose” rinchiuse nei manicomi durante il ventennio fascista) e di ordinaria “pazzia”, quale quella che per un malinteso viene rivolta con ferocia in un bar contro un avventore, presunto nemico, in realtà inesistente.

Con “Mania Hotel” Simone Alessandrini riesce ad esprimere in modo ancor più compiuto le propria idea di jazz autoriale, nella quale ritroviamo gli echi della fanfara popolare e l’influenza di grandi poeti del nostro tempo, come Tom Waits. Improvvisazione, post-rock ed elettronica che accompagnano il racconto di queste particolari vicende accadute in epoche diverse ma che hanno in comune la fragilità dell’essere umano e di come questa possa essere cancellata dalla società stessa.