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Svezia. Una normalità estrema

Se pensiamo ad uno stato che garantisce ai suoi cittadini una tutela “dalla culla alla tomba” viene in mente istintivamente il cosiddetto “modello svedese”. Assistenza sanitaria universale, diritto all’istruzione gratuita, un efficace sistema previdenziale che si regge su un’elevata pressione fiscale e una bassa regolamentazione del mercato.
Un profilo che emerge, pur tra diverse contraddizioni, dai reportage e le interviste contenute nel numero monografico del libro magazine The Passenger, interamente dedicato al paese scandinavo. Un racconto strutturato che dà l’idea di una modernità iper-razionale e dell’approccio idealista su cui è basata la società svedese, non immune tuttavia da alcuni paradossi. Ne è un esempio l’emergenza internazionale legata al Covid-19. La Svezia, infatti, sulla base della strategia sanitaria adottata dall’epidemiologo Anders Tegnell non ha imposto le misure restrittive previste in altri paesi europei, affidandosi alla coscienza e alla responsabilità dei suoi cittadini. Una scelta non esente da critiche, e che nelle ultime settimane sta mostrando i suoi lati deboli, evidenziando un rapido aumento dei contagi nel paese. Di certo non si tratta dell’unico paradosso legato al paese scandinavo, raccontato qui da più voci e sensibilità, insieme al reportage visivo di Giulia Mangione, artista visuale e fotografa documentaria.
Abbiamo scelto di passare in rassegna tre degli interventi più significativi tra quelli presenti sul numero.

La teoria svedese dell’amore

 

Erik Gandini, regista italosvedese autore del documentario La teoria svedese dell’amore, racconta in un’intervista di come la Svezia costituisca un modello in cui si tengono insieme “aspetti contrastanti tra loro, come individualismo e solidarietà, ricchezza ed austerità, modernità e frugalità, solitudine e senso civico, indipendenza personale e disciplina, bonarietà e tetragonia”. La “teoria svedese dell’amore” è una formula coniata dagli storici Bergreen e Trägård nel libro Gli svedesi sono esseri umani? per cui uomini e donne non stanno insieme per motivi di dipendenza economica, ma per scelta.
La prospettiva si allarga ai giovani, che dovevano poter uscire di casa il prima possibile, e agli anziani che non dovevano essere costretti a rimanere con i figli. Lo stato con il suo intervento si fa garante della realizzazione di tali possibilità.
Le reazioni al documentario in Svezia sono state diverse, alternando un atteggiamento “negazionista” a prese di posizione rigide del tipo “Si siamo soli, ma felici”. L’analisi del film ha mutato però direzione con l’arrivo del Corona virus.
La riflessione riguardava infatti l’auto isolamento degli svedesi come chiave per poter affrontare un futuro in cui la pandemia ci costringerà a rivedere i nostri modelli di relazione sociale.

Olof Palme, un caso ancora irrisolto

Un passaggio inevitabile per comprendere a fondo questo paese è il caso legato all’omicidio del primo ministro Olof Palme, momento che è rimasto impresso per sempre nella memoria collettiva degli svedesi.
Dal 28 febbraio 1986, data del suo assassinio, le piste investigative si sono sovrapposte senza arrivare ancora ad una soluzione: delitto passionale, Cile, Stasi, apartheid, opposizione interna.
Europeista convinto, Palme fu tra i critici più feroci alla guerra in Vietnam. Acerrimo nemico dell’apartheid in Sudafrica, promotore del disarmo internazionale, intrattenne buoni rapporti sia con la leadership cubana di Fidel Castro che con il Cile di Salvador Allende.
Le sue prese di posizione nascevano tutte dalla convinzione per cui la politica estera non poteva essere disgiunta da un profondo imperativo morale.
Non a caso il movente internazionale è un tema sempre presente nel dibattito sorto attorno alla sua morte.
Lo scrittore Gunnar Wall, grande esperto del caso, racconta di come nel corso degli anni i verbali degli interrogatori e il resto dei documenti abbiano continuato ad accumularsi. Nel 2016 in occasione del trentesimo anniversario dell’omicidio la polizia ha reso pubbliche alcune cifre: i faldoni relativi all’inchiesta occupano in tutto 250 metri di scaffali. In 30 anni sono state ascoltate più di diecimila persone e 136 di queste hanno confessato l’omicidio. L’inchiesta Palme viene considerata a ragion veduta la più vasta indagine per omicidio mai condotta al mondo

Olof Palme con il premier olandese Joop den Uyl ad Amsterdam nel 1974 | Nationaal Archief, CC0, via Wikimedia Commons

Non sono un imprenditore. Non sono un amministratore delegato. Sono un programmatore nerd a cui piace esprimere opinioni su Twitter. Vi voglio bene. Grazie per aver reso Minecraft quello che è oggi. Ma è diventato tutto troppo, e non posso prendermi una responsabilità di qualcosa di così grande. Non ha a che fare con i soldi, ma con la mia salute mentale.

Markus Persson “Notch”, Fondatore di Minecraft - Dalla lettera di addio ai suoi dipendenti.

Un miracolo tecnologico

La Svezia viene spesso definita come una “Silicon Valley europea”, qui sono nati diversi “unicorni”, progetti milionari come il videogame Minecraft e Spotify. Per avere un’idea del livello di avanzamento tecnologico presente basti pensare che l’80% delle transazioni di pagamento avviene non in contanti (in Italia siamo appena al 14%). Per definire la rapidità e l’impatto che la tecnologia hanno avuto sull’economia del paese si cita spesso il settimanale The Economist: “La Svezia ha raggiunto il futuro per prima”. La domanda sorge spontanea: “Come ha fatto un paese con appena 10 milioni di abitanti a raggiungere questo traguardo?”
Contribuisce in parte il modello di stato sociale svedese, che permette a chi decide di lanciarsi in un progetto imprenditoriale di prendersi dei rischi. L’istruzione universitaria è gratuita (diversamente da paesi come la Gran Bretagna, dove è molto onerosa) e le politiche fiscali a sostegno della famiglia consentono a chi fa impresa di conciliare lavoro e figli. Le dimensioni del paese aiutano a creare relazioni, e in un certo sento obbligano chi inizia un’attività economica a pensare in modo globale. Anche le infrastrutture tecnologiche hanno il loro peso.
Negli anni ’90 Bredbandsbolaget, uno dei maggiori provider di rete internet del paese, stipula un accordo con una grossa cooperativa immobiliare, per cui ogni appartamento venduto viene fornito di accesso internet. La diffusione della Rete nel paese e la crescita di una vera e propria cultura digitale è l’humus ideale per la crescita di un fenomeno come quello di Spotify: Daniel Ek, il suo fondatore, è un nerd appassionato di musica, che converte le sue passioni in business: nell’aprile del 2006 rivende la start-up Advertigo, da lui fondata, per dieci milioni di corone (1,15 milioni di euro).
Grazie alla collaborazione di Ek con lo sviluppatore Ludvig “Ludde” Gunnar Strigeus prenderà vita un’idea a dir poco rivoluzionaria: “Un canale radio interattivo con annunci pubblicitari mirati per ogni ascoltatore, unito a un motore di condivisione file per abbattere i costi”. Il 14 luglio 2011 Spotify debutta sul mercato americano. Nel 2012 Ek guadagna il titolo di personalità più importante dell’industria musicale secondo Forbes.

 

cover ph. Robert Bye – Unsplash
Il fondatore di Spotify Daniel Ek a IAB Engage 2010 | CC BY-NC-ND 2.0

THE PASSENGER

The Passenger è una raccolta di inchieste, reportage letterari e saggi narrativi che formano il ritratto della vita contemporanea di un paese e dei suoi abitanti. Cultura, economia, politica, costume e curiosità visti attraverso la testimonianza di scrittori, giornalisti ed esperti locali e internazionali. Tante storie e diverse voci che compongono un racconto sfaccettato ed eclettico, per scoprire, capire, approfondire, lasciarsi ispirare.

thepassenger.iperborea.com