fbpx

Una forma di vita

Il libro di Amélie Nothomb Una forma di vita apre una finestra su un fenomeno grave quanto inquietante: in mezzo ad una guerra insensata e di fronte alle atrocità di cui sono spettatori, i soldati americani decidono di drogarsi di cibo spazzatura, fino a triplicare il loro peso di partenza.
Al centro del romanzo il rapporto epistolare tra Melvin Mapple, soldato di stanza a Baghdad, e la scrittrice stessa. Nelle lettere di Mapple c’è tutto ciò di cui non sentiamo parlare in tv o leggiamo sui giornali: l’atrocità del conflitto viene vissuta sul proprio corpo, e non trovando la forza per farla scivolare via, in un processo a metà tra il sabotaggio e l’autodistruzione, alcuni soldati “incorporano” il male su loro stessi, aumentando di peso in modo incontrollato.

Quelle lettere che arrivano da Baghdad non sono però per l’autrice lo spunto per un’invettiva semplicistica, ma il pretesto narrativo per raccontare i suoi dèmoni.
Per chi come lei ha attraversato l’angoscia dell’anoressia (il corpo sparisce, insieme all’anima), avere di fronte chi coltiva la mania opposta possiede un’umanità speciale, degna di essere raccontata.
Come con Melvin, la Nothomb porta avanti la sua corrispondenza epistolare con circa duemila persone. Duemila vite che si incrociano sulla sua scrivania parigina, dalla quale pazientemente risponde. Nel libro enumera una serie di caratteristiche che il suo amico di penna ideale dovrebbe possedere: non scrivere più di due fogli, possibilmente in fronte-retro (le foreste le stanno a cuore), non raccontare storie patetiche per poi chiarire ” non vorrei che pensasse che voglio farle pietà”, non pretendere di avere strane e misteriose corrispondenze con l’autrice (“io te te siamo uguali”, “solo tu mi puoi capire”). Tra una lettera e l’altra, la scrittrice ci accompagna nel piccolo viaggio delle sue idiosincrasie, tra vita reale, autobiografia e analisi sociale.

Il personaggio Nothomb si racconta quindi attraverso le lettere di Melvin e il dramma di una guerra lontana e incomprensibile, con una particolare sensibilità al tema dello sradicamento, vista la storia biografica della scrittrice. Nata in Giappone, ha vissuto per tutta l’infanzia tra Cina e Bangladesh, poi negli Stati Uniti e solo a 17 anni nella “sua” Bruxelles, dove dice di essersi sentita tanto straniata quanto straniera. “Una forma di vita”, tradotto sapientemente da Monica Capuani, ci racconta quindi dell’eterno confronto tra identità e alterità, del dubbio che dovrebbe animare l’estetica di ogni opera letteraria, e dei suoi fini ultimi: Essere uno scrittore per te significa cercare disperatamente la porta d’uscita.

Sto per scrivere una cosa tragica e vera: io sono un essere poroso cui le persone assegnano un ruolo opprimente nella propria vita. Abbiamo tutti un lato narcisistico e sarebbe bello se potessi questi fenomeni ricorrenti mediante quanto c'è in me di straordinario", ma non ho niente di più straordinario di questa sciagurata porosità di cui sospetto i danni

Una forma di vita, Amelie Nothomb

AMÉLIE NOTHOMB

Nata nel 1967 a Kobe, Giappone, trascorre l’infanzia e la giovinezza in vari paesi dell’Asia e dell’America, seguendo il padre diplomatico nei suoi cambiamenti di sede.
A 21 anni torna in Giappone e lavora per un anno in una grande impresa giapponese, con esiti disastrosi e ironicamente raccontati in Stupore e tremori.
Rientrata in Francia, propone un suo manoscritto a una solida e storica casa editrice, Albin Michel. Igiene dell’assassino esce il 1° settembre del ’92 e conquista subito molti lettori.
Da allora pubblica un libro l’anno, scalando a ogni nuova uscita le classifiche di vendita.
Ha ottenuto numerosissimi premi letterari tra cui il Grand Prix du roman de l’Académie Française e il Prix Internet du Livre per Stupore e tremori, il Prix de Flore per Né di Eva né di Adamo ‒ da cui nel 2015 è stato tratto il film Il fascino indiscreto dell’amore di Stefan Liberski ‒ e due volte il Prix du Jury Jean Giono per Le Catilinarie e Causa di forza maggiore.
Oggi vive tra Parigi e Bruxelles.
I nomi epiceni è il suo 27° romanzo.

amelienothomb.com