20 anni di battaglie cruciali per la tutela dei diritti civili nel nostro paese. Lo scorso 26 marzo A Buon Diritto ha festeggiato al MAXXI di Roma il suo ventesimo compleanno. A fondarla nel 2001 è Luigi Manconi, ex parlamentare, scrittore e docente universitario, da Presidente in carica della Commissione dei diritti umani al Senato ha svolto un’importante attività su temi delicati come il carcere, l’immigrazione, la questione dei rom, il diritto alla cura, le tossicodipendenze. Con A Buon Diritto si è imposto un metodo: nella tutela dei diritti partire sempre dalle singole biografie, dalle storie di persone in carne ed ossa, come nei casi di Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi, per cui si è battuto con costanza per ottenere giustizia. Senza il prezioso lavoro di questa associazione probabilmente le denunce non avrebbero avuto la stessa visibilità e il profondo significato che hanno acquisito per la collettività. Abbiamo intervistato Luigi Manconi per raccontare la storia di A Buon Diritto e le sue battaglie più significative.
Il caso Cucchi
Il 4 aprile 2022 la Cassazione ha confermato la condanna a dodici anni per i due carabinieri responsabili dei pestaggi che hanno portato alla morte di Stefano Cucchi. In una settimana Stefano ha attraversato undici luoghi delle istituzioni: due caserme dei carabinieri e relative celle di sicurezza, un’aula e un ambulatorio del Tribunale di Roma, un’infermeria, due celle del carcere di Regina Coeli, il pronto soccorso del Fatebenefratelli, il reparto detentivo del Sandro Pertini. “Una via crucis – ricorda Manconi – attraverso undici stazioni dolorose, un percorso attraverso la toponomastica statuale e i suoi arbitri. Passando attraverso quelle undici stazioni ha incontrato un numero di persone che Ilaria Cucchi e io abbiamo calcolato come 140, variamente appartenenti ad apparati e servizi dello stato, che hanno assistito indifferenti alla sua agonia.”
Non-politica
Più volte negli ultimi anni Manconi ha sottolineato come la politica tratti A Buon Diritto e altre associazioni che si occupano di diritti civili come non-politica.
“Questo ha a che fare con il fatto che si è assistito ad un progressivo svuotamento dell’idea di politica. Quello che fa “A buon diritto” o “Medici senza frontiere” è qualcosa di strettamente politico, perchè la nostra azione ha un contenuto che fonda l’idea di politica classica. Nasce dalla capacità di chinarsi sulla sofferenza umana, di tutelare quella sofferenza, di affermare i diritti che quella sofferenza ha violato, in ragione di una condizione di ingiustizia patita, e di trasferire le istanze che vengono dalle vittime sul piano pubblico.”
“Parliamo di una vicenda che abbiamo seguito molto da vicino, – spiega Manconi – quella di Giulio Regeni. Può essere letta come un caso umanitario, oppure l’effetto di un dispotismo di uno stato, lo stato egiziano che riverbera su un nostro giovane connazionale. Ma se noi lo guardassimo con una maggiore capacità analitica scopriremmo che in quella vicenda viene fuori limpidamente la collocazione dei diritti umani all’interno delle relazioni internazionali e dei rapporti bilaterali tra gli stati.”
La resistenza armata in Ucraina
In chiusura della nostra intervista chiediamo a Manconi cosa pensa del conflitto innescato dalla Russia ai danni dello stato ucraino. Alcuni suoi recenti articoli su “La Repubblica” hanno fatto molto discutere, ponendo l’accento sull’eticità della resistenza armata, con l’invio di mezzi militari di supporto per contrastare l’invasione russa. Con la memoria ancora vivida dell’assedio di Sarajevo e di quella che all’epoca fu chiamata “ingerenza umanitaria”.
“Mi viene in mente – dice Manconi – Barbara Guidetti Serra. Pensando alla sua vita, era staffetta partigiana, disse di pentirsi di un errore fatto: della Resistenza abbiamo raccontato l’epica e non la morale. Si è affievolito il concetto per cui resistere all’aggressore, cercare di difendere l’inerme rappresenti una scelta politica e morale.”
cover ph. LaPresse
Luigi Manconi
(Sassari, 1948) insegna Sociologia dei fenomeni politici presso l’Università IULM di Milano. È stato parlamentare e presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani del Senato. Dal novembre del 1996 al giugno del 1999 è stato portavoce nazionale dei Verdi. Tra i suoi libri recenti: La pena e i diritti (Carocci, 2015, con Giovanni Torrente), Abolire il carcere. Una ragionevole proposta per la sicurezza dei cittadini (Chiarelettere 2015, con S. Anastasia, V. Calderone, F. Resta), Accogliamoli tutti. Una ragionevole proposta per salvare l’Italia, gli italiani e gli immigrati (Il Saggiatore 2013, con V. Brinis), La musica è leggera. Racconto su mezzo secolo di canzoni (Il Saggiatore 2012). Nel 2001 ha fondato l’associazione A buon diritto.