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Che cos’è un museo

Quali sono le principali trasformazioni in atto nelle istituzioni museali? Qual è il rapporto tra intrattenimento e conoscenza? Come potranno i musei creare un’offerta culturale sempre più inclusiva negli spazi urbani? Sono queste alcune delle domande che abbiamo posto a Maria Vittoria Marini Clarelli, autrice del saggio Che cos’è un museo (Carocci), uscito di recente in una nuova edizione. Docente di museologia e soprintendente capitolina ai Beni Culturali, in questo interessante saggio si analizza il museo da più punti di vista: la sua struttura, la sua evoluzione, le sue funzioni, i suoi modelli, partendo da una tesi ben precisa, ovvero che il museo “sia un luogo di dilemmi, in equilibrio sempre provvisorio ma possibile tra istanze che sembrano inconciliabili.”

Aggiornamento della prima edizione (pubblicata nel 2005), il libro registra intanto un aumento significativo del numero dei musei a livello mondiale: nel mondo sono più di 95.000, con un aumento di circa il 60% negli ultimi otto anni dovuto sia alla diffusione di questa istituzione, ma in parte all’incremento dei musei in Cina. Con il piano nazionale per la gestione del patrimonio culturale 2016/2020 il gigante asiatico si è imposto l’obiettivo di raggiungere un museo ogni 250.000 abitanti.

Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che acquisisce, conserva, ricerca comunica ed espone il patrimonio materiale e immateriale dell’umanità e del suo ambiente, a fini di educazione, di studio e di diletto.

International Council of Museums (ICOM), 1975

In questo contesto è intervenuto il lockdown, che ha accelerato il dialogo da remoto con i contenuti dei musei, mettendo in evidenza tutte le modalità di interazione possibili con il digitale, e le diverse relazioni che le sedi museali possono stabilire con il territorio (ad esempio diventando sede di residenze artistiche). Per comprendere le trasformazioni in atto nei musei, e il mutamento del suo ruolo all’interno della nostra società, è utile una riflessione sul rapporto con il proprio pubblico. Da spazio pensato per un pubblico di specialisti (élite intellettuali e studiosi), i musei si sono trasformati nel corso dei secoli in uno strumento educativo (visitatore-discepolo), per poi diventare negli ultimi quarant’anni un soggetto in costante dialogo con la società civile, con pubblici diversificati. Il museo è un attore centrale anche nel delicato lavoro di interpretazione delle diverse culture e di confronto tra esse. Come scrive il sociologo Edgar Morin “Le culture devono imparare le une dalle altre, e l’orgogliosa cultura occidentale, che si è posta come cultura che insegna, deve diventare cultura che impara. Comprendere è anche, continuamente, apprendere e riapprendere”.

cover ph. Il British Museum Great Court di Londra. Il museo è stato fondato nel 1753 e contiene circa 8 milioni di oggetti. © Deposit photos

Il MAXXI a Roma

MARIA VITTORIA MARINI CLARELLI

Soprintendente capitolina ai Beni Culturali, ha insegnato Museologia alla Facoltà di Architettura della Sapienza Università di Roma e ha diretto la Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Ha pubblicato per Carocci Il Museo nel mondo contemporaneo. La teoria e la prassi e Pezzi da museo. Perchè alcuni oggetti durano per sempre.