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Davide Cervia, l’anti Ulisse

Cosa c’entra l’arte e l’intrecciarsi di linguaggi differenti dal giornalismo con la cronaca di un rapimento? Eppure è proprio grazie all’arte che a 30 anni dal rapimento di Davide Cervia, l’esperto in guerra elettronica prelevato a Velletri per le sue conoscenze sul sistema d’arma Teseo/Otomat, si tiene viva la memoria di uno dei misteri d’Italia più complessi e densi di ricadute sulla nostra collocazione internazionale. Prima però devo spiegare che io con l’arte in senso classico prima di questa esperienza c’entravo poco, sono un giornalista specializzato in inchieste sul Deep State italiano e abitualmente uso parole e documenti per raccontare le storie tragiche del nostro Paese. Dati, intrecci, nomi, cifre, per la cui lettura occorre molta volontà e predisposizione a conoscere la storia nella sua natura oggettiva. Dopo molte traversie e guai giudiziari, violenze psicologiche e materiali alla famiglia di Davide e a chiunque tentava di approfondire, siamo riusciti a far scrivere la verità per quello che è: Davide Cervia è stato rapito da un Paese straniero per la sua perfetta conoscenza operativa del sistema antimissile Teseo Otomat, che lo Stato italiano ha venduto a 64 nazioni.
Oggi, dopo trent’anni, questa verità è scritta nero su bianco su una sentenza della Procura Generale di Roma. Così come i depistaggi e le omissioni di Stato del ministero della Difesa e quello di Grazia e Giustizia sono stati accertati e condannati dal Tribunale civile di Roma. Questo può fare un’inchiesta giornalistica di un certo livello. Lasciando comunque un vuoto nel racconto dei fatti. Il dolore, la soggettività delle persone coinvolte, le relazioni che si creano mentre si svolge la storia, tutto questo è assente dalle cronache e dai libri, dai talk show televisivi dove al massimo il dolore viene spettacolarizzato. L’assenza resta.

Il fotografo Alfredo Covino è stato il primo a cogliere in senso artistico questo messaggio che alla spy-story internazionale ha sovrapposto il racconto dell’animo umano. Ha mostrato la sottrazione, le lacerazioni affettive provocate da questa ingiusta assenza con il progetto Il Caso C, un percorso fotografico presentato in una mostra lo scorso anno, che sta per essere raccolto in un libro. L’intreccio misterioso, l’inchiesta giornalistica, da sola non basta più a rendere la totalità del dramma di famiglie a cui sono stati sottratti definitivamente gli affetti più cari. Con Alfredo Covino è nato così un progetto molto particolare per raccontare una vicenda che ormai è entrata nell’immaginario popolare. Abbiamo organizzato, in coincidenza dello scorso 12 settembre in cui ricorrevano trent’anni dal rapimento, una serie d’iniziative che partivano dalla cronaca per offrirsi allo spettatore come arte. Coinvolgendo innanzitutto alcuni street artist romani del calibro di Riccardo Rapone “Beetroot”, Gaia Flamigni “Gara”, Mauro Pallotta “Maupal”, che hanno filtrato attraverso la loro sensibilità la vicenda di Davide restituendola in tre murales nel quartiere romano della Garbatella.

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A questi si è aggiunto uno spettacolo che ho scritto e raccontato per strada, alla maniera dei cantastorie di una volta. S’intitola L’Anti Ulisse, storia di Davide che non tornò a casa, perché Davide, come Ulisse, ha solcato i mari di tutto il mondo quando era arruolato nella Marina Militare e ha varcato le colonne d’Ercole della conoscenza perché sapeva far funzionare come nessun altro un sistema d’arma molto sofisticato, ma a differenza di Ulisse non è mai più tornato a casa. E Penelope, la moglie, che nel nostro caso si chiama Marisa Gentile, non è stata a casa ad aspettare tessendo di giorno una tela da scucire la notte, al contrario è andata in giro per il mondo cercando Davide. Le immagini su Davide Cervia degli street artist resteranno sui muri di Roma per molto tempo grazie a Beetroot, Gara e Maupal.

Mentre il cantastorie racconta, con il suo carrettino trascinato stancamente da cui escono suoni e il cavalletto dove sono poste le immagini, con la sua voce talvolta epica e talvolta ironica, coinvolgendo chi sta badando ai fatti suoi cercando di unire il pranzo con la cena e si ferma a guardare e sentire la storia di Davide e della rete di relazioni e sentimenti che intorno al suo caso si è creata. In precedenza mi era capitato di scrivere due libri inchiesta sulla vicenda, che hanno raccolto un numero di querele intimidatorie impressionante, talvolta portando sul banco degli imputati la moglie del rapito oltre a me. Tutte vicende che abbiamo deciso di tramandare oralmente, esattamente come avveniva per i racconti epici, trasmessi di generazione in generazione nelle famiglie e nelle piazze. Il successo di pubblico è stato notevole, l’esperimento d’intrecciare linguaggi diversi e inusuali per l’oggetto è appena nato e non potrà che essere sviluppato in futuro.

Cover: particolare dell’opera di Gara | ph. Gaia Cicchetti

Gianluca Cicinelli

Classe 1962, giornalista professionista, è stato a lungo direttore dell’informazione di Radio Città Futura di Roma. Ha collaborato con quotidiani e periodici nazionali e si occupa principalmente d’inchieste sulle zone d’ombra tra servizi segreti, criminalità organizzata e istituzioni. Ha pubblicato due libri sul rapimento di Davide Cervia, l’esperto di Guerre Elettroniche rapito a Velletri nel 1990. Ha dato vita all’esperimento criminologico dell’Università del Crimine Sociale dedicato all’intreccio tra i temi giornalistici della violenza individuale, sociale e politica con la letteratura. Ha partecipato alla raccolta di racconti “L’orrore della guerra” edito da Datanews. Ha scritto, diretto e interpretato e portato in giro per l’Italia lo spettacolo teatrale L’Elicottero a pedali, dedicato a una fuga per la libertà da Berlino est. Propone spesso corsi di formazione giornalistica popolare. Ha realizzato la video inchiesta Coperti a Destra sulla strage di via Fani del 16 marzo 1978. Attualmente collabora con la Lumsa di Roma.