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Etere. Storie di radio dal mondo

È quello che voglio fare. Un’agenzia radio che produca formati, servizi, reportage e programmi che possano essere distribuiti a diverse emittenti, senza per forza il peso di un palinsesto quotidiano. Qualità più che quantità, non per una ma per diverse antenne. Fare radio senza averne una, l’idea del podcast, quando non sapevamo si chiamasse così.

Francesco Diasio, "Etere"

Il 6 ottobre 2024 segna un traguardo storico per la radio italiana: cento anni di trasmissioni hanno plasmato e accompagnato il nostro paese e la nostra società. Un secolo fa l’annuncio della violinista Ines Viviani Donarelli sanciva una nuova era di comunicazione. Da “scatola sonora” a “macchina dell’attenzione” (Monteleone), la radio ha attraversato epoche e rivoluzioni tecnologiche, ma conservando la sua rilevanza e influenza. Ha fornito informazioni cruciali durante guerre, crisi ed eventi di rilevanza globale. Ha veicolato la voce di leader, artisti e persone comuni. Nell’era digitale, la radio rimane una fonte affidabile di notizie, intrattenimento e connessione umana. È diventata, in molte parti del mondo, uno strumento di sopravvivenza e di aiuto per molte persone.

Il libro

Etere. Storie di radio, antenne, e frequenze dal mondo” (Altreconomia) è un appassionante diario di bordo dell’avventura radiofonica di Francesco Diasio. Prima giornalista, poi segretario generale di AMARC (l’Associazione mondiale delle radio comunitaria) dal 1997 ha attraversato con diverse “missioni” la Giordania e l’Egitto, passando per Tunisia, Serbia, Repubblica Democratica del Congo, Iraq, Haiti, Mauritania, Kurdistan e Giappone.
Ogni capitolo del libro è un punto di questa mappa, sempre con un’indispensabile racconto del contesto economico e politico che attraversa quel determinato paese.
con una lettura scandita dalle illustrazioni di Gianluca Costantini e dai contributi audio riguardanti le emittenti citate nel libro e scaricabili con un QR code.
I contesti e le culture sono molto diversi tra loro, ma c’è un filo rosso che attraversa queste storie: il mezzo radiofonico è l’unico che riesce a dare una voce indipendente alle comunità locali. Rimane tra i pochi riferimenti a disposizione di chi non ha accesso a uno smartphone o alla rete Internet, ma soprattutto in contesti di crisi o di potere autoritario, la radio è una risorsa insostituibile per le sue tre caratteristiche fondamentali: l’anonimato, la gratuità, e la mobilità.

Le radio comunitarie

Le radio comunitarie sono diffuse in tutto il mondo e presenti in zone rurali, montane, urbane e universitarie. Offrono musica, notizie locali e voci di comunità emarginate. La loro caratteristica principale è l’indipendenza e il servizio al territorio senza fini commerciali.
Possono essere gestite da organizzazioni no-profit, università, comuni o sindacati, finanziate da donazioni pubbliche, agenzie internazionali o pubblicità, pur mantenendo la libertà di espressione. Promuovono la partecipazione civica e la diversità culturale, dando voce alle donne ed evitando l’influenza della propaganda e delle logiche commerciali. Come riporta sul suo sito l’AMARC, si dedicano al servizio della società civile, mirando a creare consenso e promuovere la democrazia al di là dei fini economici o politici.

Racconta Diasio durante la nostra intervista “[…] Sono radio che non fanno soltanto informazione, fanno certo tanta informazione, ma fanno anche comunicazione. E la comunicazione è un processo che va da una parte e dall’altra.
Le radio ad Haiti che trasmettevano dopo il terremoto [nel 2010] raccoglievano anche le informazioni delle proprie comunità per metterle in onda o metterle a disposizione delle istituzioni di supporto o di aiuto in particolari situazioni.
È un aspetto fondamentale di questo tipo di antenne libere e di questo tipo di radiofonia. Per cui è chiaro che c’è un sentimento di fiducia. Io vedo la radio, so dov’è la sua antenna, conosco i giornalisti, so che non mi mentirà, so che non mi dice una fesseria, e questo è l’aspetto dell’informazione. L’aspetto della comunicazione invece è prendere le informazioni dai tuoi ascoltatori, esorcizzare un problema mascherati da un microfono che ti permette l’anonimato, di poter raccontare una storia e fare in modo che da quello si apra una porta per raccontare.”

Il documento

In chiusura del podcast ascolterete un documento sonoro dell’emittente serba Radio B92. Nel 1999, durante i bombardamenti NATO su Belgrado, l’emittente fu chiusa dal governo serbo, che eliminò tutti i canali pro-occidentali. Il governo prese il controllo della stazione nel 1999 ma il team di B92 continuò a trasmettere in altri studi con il nome di B2 92. Durante un’incursione della polizia nei locali radio nel maggio 2000, gli uomini del governo sequestrarono tutto il materiale della radio, ma la trasmissione continuò da studi clandestini, via internet. Le due stazioni furono unite solo dopo l’allontanamento di Milošević nell’ottobre del 2000.

Il libro sarà presentato dall’autore giovedì 4 aprile a Padova (Radio Sherwood, ore 19), venerdì 5 aprile a Roma (Latte Bookstore, ore 18.30), sabato 6 aprile a Bologna (Festival Onde Riflesse, ore 18.30) e Lunedì 8 aprile a Firenze (Casa del Popolo di San Nicolò).

In copertina: ph. Wirestock su Freepik

Francesco Diasio

È specialista internazionale di comunicazione per lo sviluppo per la Food and Agriculture Organization (Fao). È stato segretario generale dell’Associazione mondiale delle radio comunitarie (Amarc). In questi anni ha partecipato a decine di missioni internazionali, a sostegno dei media indipendenti e della libertà d’espressione, e ha avviato radio comunitarie in giro per il mondo. Ha fondato e diretto Amisnet, Agenzia multimediale di informazione sociale.

Illustrazione di Gianluca Costantini