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Intervista a Ebo Taylor

Non capita spesso di sentirsi debuttanti a 74 anni, ma dev’esserci andato vicino Ebo Taylor, uno dei grandi della musica del Ghana che ha pubblicato il suo primo album internazionale solo nel 2010.
Chitarrista, compositore, Ebo Taylor è una vera bandiera dell’afro-beat, stile musicale che combina in una miscela esplosiva elementi highlife, blues, jazz, con le contaminazioni della musica dell’Africa equatoriale.

Grazie alle pioneristiche compilation di Miles Cleret, fondatore dell’etichetta inglese Soundway, la musica di Taylor ha finalmente raggiunto la scena internazionale e ha raccolto un ampio interesse tra gli appassionati. Lo abbiamo ascoltato a Roma in occasione del suo concerto al Circolo degli Artisti, insieme alla Afrobeat Academy, il gruppo internazionale con cui ha registrato nel 2010 “Love and death”, un piccolo capolavoro pubblicato dall’etichetta britannica Strut (distribuito in Italia dalla Kizmaiaz). L’intento di Ebo Taylor è quello di mantenere vivo l’interesse attorno all’afro-beat, la cui strada è stata aperta da Fela Kuti negli anni ’60 e ’70, e che grazie all’estro di Ebo Taylor può continuare ad affascinare anche il pubblico dei giorni nostri.

A Londra, negli anni ’60, hai conosciuto e collaborato con il leggendario Fela Kuti. Vuoi raccontarci di quel periodo e di quell’esperienza?

Incontrai Fela in un club di East London dove di solito la domenica c’era una serata dedicata alla musica highlife.
Il locale si chiamava Abalabi club, ed era frequentato prevalentemente da musicisti nigeriani e da qualche ghaniano (alcuni degli elementi del gruppo Stargazers). Mi chiesero di portare la chitarra la volta successiva. Così diventammo amici, parlando di varie cose, tra cui del mio soggiorno a Londra per frequentare il Trinity College of Music grazie ad una borsa di studio della Ghanaian High Commission. In quel periodo facemmo parecchi concerti in quel club con un quintetto formato con altri studenti della scuola. Quello che suonavamo era essenzialmente jazz, almeno questo era il nostro obiettivo. Nel corso degli anni andai parecchie volte a casa di Fela, dove viveva insieme ad alcuni suoi musicisti. Uscendo dalla scuola in Oxford street, passando per Golders Green, incontrarsi in quella casa divenne un’abitudine, e si parlava inevitabilmente di musica, di canzoni, di jazz, iniziando a pensare alla nostra terra, alla nostra musica. Si parlava dell’evoluzione della highlife music. Continuai a suonare insieme a Fela sia jazz che highlife anche nel 1964, l’anno del mio diploma. Nel 1965 lui tornò in Nigeria, poco dopo io in Ghana, ma ci siamo incontrati varie volte anche nel mio paese. Eravamo molto amici e ci conoscevamo molto bene, tanto da poter passare tranquillamente tutta la notte a parlare di “Round midnight” di Miles Davis.
Sia il Ghana che la Nigeria sono state colonizzate dagli inglesi, e quando suonavamo la loro musica, piuttosto che quella americana, a scuola o in chiesa, erano per lo più canzoni in modo maggiore, walzer veloci o foxtrot. Una musica molto diversa da quella della nostra tradizione. L’esperimento di Fela in Nigeria (e il mio in Ghana) fu quello di elaborare ulteriormente uno stile musicale come quello dell’highlife, che derivava direttamente da elementi anglosassoni, contaminandolo con il jazz e il modo minore, tipico della tradizione africana. L’esperimento continuò fino a quando Fela non incise brani come “Shakara” o “Lady”. Fu quello il momento in cui iniziai a registrare musica afro-funk, che rimase però molto legata alla highlife music, perchè era quella che si suonava in quegli anni in Ghana.

L’Europa e il mondo hanno scoperto il tuo lavoro con un enorme ritardo, apprezzando enormemente il tuo lavoro “Love and death”, che ti ha portato sulla ribalta internazionale. Quale pensi sia il motivo di questo interesse degli europei nei confronti dell’afrobeat, e della tua musica in particolare?

In molti ascoltavano la highlife perchè era una musica da ballare, e ignoravano l’afrobeat perchè era pesantemente influenzato dal jazz, una musica davvero poco familiare per loro. Così è passato molto tempo prima che Miles Cleret (uno dei fondatori dell’etichetta inglese di musica world Soundway Records) venisse da me a Saltpond, in Ghana, per chiedermi i diritti su alcuni miei brani afro-funk, come Heaven. Gli diedi l’autorizzazione, e così scoprii dopo un pò che la mia musica era diventata molto popolare sia in Inghilterra che in America. In molti sono venuti dall’Europa per acquisire altri diritti del mio repertorio in seguito ad una successiva riscoperta della mia musica. Questo successo è stato per me sorprendente. Mi hanno invitato a Berlino e lì è nato il progetto per registrare Love and Death, sono stato fortunato e molto felice di aver potuto realizzare un album con brani scritti quindici, anche venti anni prima.

Parliamo degli Afrobeat Academy, il gruppo che ti accompagna nei concerti. È il risultato di un mix tra musicisti europei ed africani. Come vi siete conosciuti?

Ci siamo incontrati le prime volte ad Accra (la capitale del Ghana), dove sono venuti a suonare e mi hanno invitato per il loro show, dove abbiamo suonato due o tre cose insieme. Poi mi hanno invitato a Berlino per registrare un pò di mie nuove canzoni, e qualche brano del mio vecchio repertorio, e abbiamo realizzato “Love and death”. Mi hanno aiutato moltissimo anche nell’aspetto promozionale dell’album, e in questa tourneè europea.
Sono rimasto sorpreso dall’interesse di questi ragazzi per la musica africana. Uno di loro, ad esempio, è americano e vive a Berlino. Perchè dovrebbe essere interessato all’afro-funk? Non è musica americana, nè tanto meno europea, ma questo interesse mi ha incoraggiato ad esplorare ogni aspetto della mia musica. Il loro entusiasmo mi ha contagiato. Penso che molto del loro interesse derivi dalla componente jazzistica dell’afro-funk.
Ad essere onesto, penso che sia l’afro-beat che l’afro-funk affondino le loro radici nel jazz, il jazz è Africa, quindi possiamo andare a colpo sicuro.

Circolo degli Artisti, Roma (luglio 2011)
Love and death
EBO TAYLOR

Pioniere dell’afrobeat, compositore, arrangiatore, chitarrista e cantante ghanese, è attivo dagli anni Cinquanta, ha studiato con Fela Kuti alla Eric Guilder School of Music di Londra dal 1962 al 1965. Ad Accra, in Ghana, è apparso in decine di singoli e album. Nel 1977 ha inciso un album solista omonimo per l’etichetta locale Essiebons. Nel 2010 l’etichetta londinese Strut lo ha rilanciato coinvolgendolo in un progetto con l’Afrobeat Academy di Berlino, realizzando l’album Love and death