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La resistenza lunga. Intervista a Simona Colarizi

Qual è oggi il significato del termine antifascista? Quali sono le sue radici e come si è sviluppato, in un rapporto di continua interdipendenza con il regime fascista? Ne abbiamo parlato con la storica Simona Colarizi, che ha da poco pubblicato per Laterza La resistenza lunga. Storia dell’antifascismo 1919-1945, un libro dove si evidenzia da subito la necessità di riproporre una “storia dell’antifascismo nel suo complesso, nelle sue diverse anime e nell’intero arco temporale della sua durata”.
Una storia composta da tanti soggetti, che non inizia certo l’8 settembre (di cui è l’ultimo capitolo) e non si esaurisce con le vicende della resistenziali, campo storiografico sicuramente più esplorato rispetto agli antifascisti condannati all’esilio, la cui narrazione ha fasi alterne.

La resistenza “lunga” inizia nel 1919, e costa feriti e vittime sotto i colpi dell’offensiva squadrista. La Colarizi ne ripercorre le tappe fondamentali, negli anni della clandestinità, nell’esilio, nelle carceri e al confino, destino che accomuna diversi intellettuali e scrittori. Gli esuli sacrificano tutto: affetti, amori, lavoro, ma non si arrendono. In un clima diventato ormai insostenibile, tra il 1926 e il 1927 molti antifascisti abbandonarono l’Italia. Personalità con radici ed esperienze molto diverse, ma accomunate da un antifascismo ugualmente rigoroso.
Solo per citarne alcuni: il liberale Amendola, il fondatore del Partito sardo d’Azione Emilio Lussu, Palmiro Togliatti (che ripara in Unione Sovietica dal 1926), il socialista liberale Gobetti, e i fratelli Nello e Carlo Rosselli, che nel 1929 danno vita al movimento liberal-socialista Giustizia e Libertà.
Perchè il loro movimento è così importante? È importante perchè si tratta di una generazione di giovani (nel ’29 hanno poco meno di 30 anni) e perchè sono uno stimolo di rinnovamento per i partiti.
“E li hanno rinnovati – ricorda Simona Colarizi – sennò non avremmo avuto una Costituzione democratica. Già nel ’27-’28, pur rimanendo ancora fermi alla Concentrazione Antifascista, anche se ormai divisa, si parla di come fare il nuovo Stato post-fascista. E questo nuovo Stato è repubblicano.”

A distanza di quasi ottant’anni dalla fondazione della Repubblica italiana, democratica e antifascista, il significato del termine antifascismo sembra aver perduto la sua dimensione storica in un uso corrente, troppo spesso improprio, quasi sempre contrapposto a quello di fascismo - anch’esso privato dei suoi specifici contenuti - ma diventato un “marchio” politico di cui fregiarsi a seconda delle circostanze.

Simona Colarizi, "La resistenza lunga" (2024)

Imprigionati tra le mura di una dittatura totalitaria, gli antifascisti non rimangono passivi testimoni delle libertà e dei diritti perduti. Si sono rinnovati nei valori e nei programmi politici; hanno aperto un confronto con i cattolici, i liberali e i democratici, restati da privati cittadini nel paese fascistizzato senza però rinunciare a trasmettere i loro ideali antifascisti alle giovani generazioni che il dittatore educava al culto dello Stato fascista. Su questo ricco patrimonio di pensiero, di saperi, di progetti per il futuro, gli antifascisti hanno costruito le fondamenta della nuova Italia repubblicana e democratica.

In copertina: Brigata Garibaldi Bianconcini – Fondo Luigi Arbizzani © Istituto Storico Parri Emilia-Romagna

Simona Colarizi

Professore emerito di Storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza. Tra i suoi più importanti libri, Storia del Novecento italiano (Milano 2000). Per Laterza ha pubblicato, tra l’altro: Dopoguerra e fascismo in Puglia. 1919-1926 (1971); L’opinione degli italiani sotto il regime. 1929-1943 (1991); Biografia della Prima Repubblica (1996); La cruna dell’ago. Craxi, il partito socialista e la crisi della Repubblica (con M. Gervasoni, 2005); Storia politica della Repubblica. 1943-2006 (2007); Un paese in movimento. L’Italia negli anni Sessanta e Settanta (2019); Passatopresente. Alle origini dell’oggi 1989-1994 (2022).