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La giusta distanza

“L’uomo erra finché aspira.”

Faust, J. W. Goethe

Nello sciame – Visioni del digitale di Byung-Chul Han, scrittore e teorico della cultura di origine coreana, professore all’Universität der Künste Berlin, lascia il lettore frastornato, come in un vortice di smarrimento.

Si tratta, in realtà, di una sensazione momentanea, che scompare non appena su quelle riflessioni si torna, e si riflette ancora. Accade perché il saggio di Han, se così possiamo inquadrarlo, presenta i segni caratteristici di quegli scritti che devono viaggiare con il lettore, quegli scritti che tornano e ritornano alla memoria in più occasioni. Per questa ragione, una sintesi ragionata e un percorso inquadrato non si addicono a un’analisi del volume, che fluisce, libera, tra i molteplici spunti emersi dalla lettura.

Scrive Han: “Lo smartphone è un dispositivo digitale che lavora con una modalità semplificata di input-output. Bandisce ogni forma di negatività: per suo tramite si disimpara a pensare in maniera complessa.” Ecco che, per non soffermarsi su pensieri complessi, si fugge nelle immagini: davanti a noi, nel mondo digitale, l’immagine dominante è un’immagine edulcorata, che non corrisponde alla realtà e ne rovescia le imperfezioni, cancellandole. Un’immagine che prende le distanze da tutto ciò che non si può e non si deve rappresentare perché decadente, appassito, negativo.

Byung-Chul Han
Ph. Moe Kong on Unsplash

Lo smartphone costringe, inoltre, a comunicare. Una comunicazione ossessiva, una apparente libertà che diventa forzatura. Nulla a che vedere con il più celebre assioma del mondo della comunicazione, “Non si può non comunicare”, teorizzato nel 1967 dallo psicologo Paul Watzlawick. Se, in quest’ultimo caso, è alla comunicazione di varia natura che ci si riferisce, con la comunicazione digitale si entra in una sfera più ampia e condivisa, in cui le distanze sono annullate, il privato e l’intimità sono esibiti, sempre e comunque, in modo pornografico e dove ogni forma di rispetto scompare.

Han riprende il significato letterale del termine rispetto: rispettare significa distogliere lo sguardo. L’homo digitalis non è avvezzo a distogliere lo sguardo, a rispettare. Riesce ad avvertire e a imporre la propria identità di singolo anche quando questa è inserita in un contesto più ampio, nel cosiddetto sciame digitale. Queste identità sono paragonate da Han agli hikikomori che, persi nel mare del proprio isolamento, diventano protagonisti di un rapporto duale ed esclusivo con lo schermo (in giapponese, hikikomori significa “stare in disparte”).

Byung-Chul Han
Ph. Josh Rose on Unsplash

Ci viene restituita, così, un’immagine desolante, di individui isolati e arrabbiati, costretti a esporsi senza tregua anche al pubblico ludibrio, inseriti all’interno di un gruppo che perde di coerenza nel momento in cui si esprime con una somma di voci che non sono capaci di unirsi in una unica, e sola. Individui che si illudono di essere liberi ma sono, invece, controllati anche dagli oggetti, spiati nelle azioni, guardati a vista, incasellati.

L’uomo digitale è, dunque, al centro di questa voragine, circondato da fantasmi e schiacciato da un’information overload, sempre preda di facili indignazioni. L’unica speranza di cambiamento risiede in un ritorno alla distanza, a quel riguardo sotteso al rispetto, e per farlo è necessario utilizzare il medium digitale con l’attenzione che non gli abbiamo riservato negli ultimi anni.

Un film del 2007, “La giusta distanza”, diretto da Carlo Mazzacurati, riproponeva con delicatezza il tema della giusta distanza: non solo quella distanza necessaria per guardare agli eventi da un punto di vista oggettivo ma anche quella distanza, tutt’altro che condivisibile, che divide gente del posto e immigrati. Senza avventurarci in paragoni poco ortodossi, è proprio a una giusta distanza, che porta in sé anche il rispetto del prossimo, che dovremmo fare riferimento quando ci avviciniamo alla sfera digitale e ne utilizziamo gli strumenti: solo così potremo tornare a parlare di umanità, comunità, vera libertà.

Cover ph. by CHUTTERSNAP on Unsplash

Byung-Chul Han
Nello sciame
visioni del digitale
traduzione: Federica Buongiorno
pagine: 112 – 14X20
ISBN: 9788874525416
Data Pubblicazione: 24/04/2015
collana: figure
editore: Nottetempo
Laura Carrozza
LAURA CARROZZA

Copywriter e digital strategist per lavoro, copywriter e digital strategist per passione. Con una valigia sempre troppo piena e un vinile per ogni momento, amo scegliere con cura e vivere senza cautela. Sognare molto, viaggiare tanto, leggere ancora.