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Nigeria. La società del fai da te

Uno stato assente, un’economia dipendente dal petrolio, il dilagare della corruzione. Sono alcuni dei mali storici che caratterizzano la Nigeria, paese attraversato da forti tensioni sociali e da diffusi fenomeni di violenza (da Boko Haram ai nuovi movimenti secessionisti armati). Come raccontare un paese così complesso? Lo fa The Passenger in un appassionante numero interamente dedicato al paese africano. Un racconto che non può e non deve però fermarsi alle gravi carenze del sistema sociale, ma deve considerare l’estremo dinamismo e la vitalità dei nigeriani: qui nascono startup finanziarie e si coltiva una nuova rivoluzione energetica, ma si sviluppa anche una florida industria dell’intrattenimento musicale e cinematografico.

Ne abbiamo parlato in questa intervista con Chiara Piaggio, esperta di cultura e letteratura africana e autrice di uno dei saggi all’interno di questo numero della rivista.

Il gigante africano

La Nigeria è il “gigante” d’Africa, sia per importanza politica che per numero di abitanti (conta all’incirca un quarto degli abitanti dell’Africa occidentale e più di 24 città del Paese superano i 100.000 abitanti). La grande varietà di usi e costumi, le 525 lingue parlate e i 250 gruppi etnici danno a questo paese una ricca diversità. Sono in Nigeria le città con la crescita demografica più forte nel mondo (solo lo 0,6% della popolazione è immigrata). Dal punto di vista politico ha un ruolo di “ponte” tra il Nordafrica musulmano e le zone a maggioranza cristiana.

La società del fai da te

È un modello che offre una interessante chiave di lettura per la società nigeriana. Il 75% della popolazione ha meno di 35 anni e non si riconosce più nella propria classe politica, anagraficamente incompatibile con le nuove istanze sociali. Servizi primari come acqua corrente ed energia elettrica non funzionano. Qui l’elettricità va e viene e i blackout possono durare pochi minuti, ma in alcuni casi mesi. Il ronzio che annuncia il ritorno della corrente viene accompagnato dall’espressione “Up NEPA!”. NEPA è l’acronimo di National Electric Power Authority, ma è stato scherzosamente ribattezzato dai nigeriani Never Expect Power Always”, ovvero “non aspettarti energia costante”.
La popolazione ha imparato che non può aspettarsi nulla dallo Stato, per questo sono molto diffusi i generatori di corrente (molto rumorosi e inquinanti) e i pannelli solari: in Nigeria questo mercato cresce del 22% ogni anno negli ultimi 5 anni.

Racheal Adejumo si fa ritrarre in un edificio non occupato vicino alla sua casa a Kaduna il 18 dicembre 2021. Racheal era una delle 37 studentesse rapite nel marzo 2021 dal Federal College of Forestry Mechanization di Afaka, nello Stato di Kaduna. ph. Etinosa Yvonne - Prospekt Photographers

Il fracasso dei motori è il sottofondo musicale della società del fai da te, e chiunque visiti il paese per la prima volta resta sbalordito dal rumore e dal tanfo di questa alternativa popolare alla distribuzione di energia elettrica.

Femke Van Zeijl

Nollywood

È il termine con cui viene identificata l’industria cinematografica nigeriana, produzione straordinaria sia nei contenuti che nei numeri. In Nigeria si producono opere cinematografiche sin dai primi anni ’60. La tradizione teatrale e performativa nazionale in genere si distingue nel panorama dell’Africa occidentale e con il recente avvento del digitale ha portato a una crescita considerevole. Il modello di business è basato su un budget ridottissimo (10-15 mila dollari) e su una distribuzione basata inizialmente sulle videocassette. In un paese senza cinema e dal potere d’acquisto bassissimo, il format della videocassetta (più tardi del dvd) a 2 euro era l’unico modo per raggiungere il pubblico e creare una vera e propria industria dell’intrattenimento.

Il successo di un film qui si misura in base al tempo in cui resiste sulle bancarelle del mercato dell’elettronica di Aalaba, a Ojo, nello stato di Lagos. Living in Bondage è ancora qui a trent’anni dalla sua uscita. Nel frattempo è stato prodotto un sequel nel 2019, disponibile anche su Netflix.

cover: © Etinosa Yvonne – Prospekt Photographers

Chiara Piaggio

Ha un’esperienza ultradecennale nell’ambito dello sviluppo nell’Africa Sub-sahariana. Laureata in Filosofia e specializzata in Antropologia, ha lavorato al Louvre e presso la casa editrice Gallimard. Si occupa di consulenza in ambito filantropico e di promozione della cultura africana contemporanea, attraverso collaborazioni con festival e con il mondo editoriale. Insieme a Igiaba Scego ha curato l’antologia Africana. Raccontare il Continente al di là degli stereotipi (2021)