La mostra Veggenti. Nuove ricerche visive sul paesaggio italiano, curata da Matteo Balduzzi, sarà fino al 30 marzo dal Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo-Milano. Un’esposizione che raccoglie oltre 70 opere di 10 giovani artisti vincitori della call L’Italia è un desiderio, promossa dal Ministero della Cultura e dal Mufoco, con il supporto della Fondazione Alinari e delle Scuderie del Quirinale.
Attraverso fotografie, video e tecniche innovative, gli artisti offrono una lettura originale del paesaggio italiano, esplorando temi come urbanizzazione, crisi abitativa, gentrificazione, turismo di massa e spopolamento. Il percorso si snoda dalla Pianura Padana all’Asiago, dalle fabbriche di Sesto San Giovanni alle coste del Salento, fino all’entroterra siciliano.
Per raccontare più da vicino questa mostra abbiamo intervistato l’autore di uno dei progetti vincitori, il fotografo Andrea Camiolo. Originario di Leonforte, con Per un paesaggio possibile esplora il concetto di paesaggio partendo dai territori collinari dell’entroterra siciliano, spesso considerati privi di interesse. Attraverso un processo di analisi e decostruzione delle tradizionali modalità di rappresentazione, il suo lavoro genera variazioni visive raffinate e coerenti, ricche di riferimenti alla storia della fotografia e dell’arte.
Puoi raccontarci il percorso di ricerca che ti ha portato a realizzare il concept di “Per un paesaggio possibile”?
Il mio percorso di ricerca nasce dall’esigenza di volermi confrontare con la tematica, quella del “paesaggio”, che più di tutte ha segnato la storia della fotografia italiana.
Il concetto di paesaggio, per sua natura, risulta avere dei confini estremamente labili e sfumati. Ho deciso di esplorare questi confini andando a ricercare modalità di rappresentazione diverse, giocando con il limite di ciò che viene comunemente considerato fotografia. Una ricerca “trial and error” che vede come risultato l’insieme dei tentativi prodotti aventi lo scopo comune di lasciare allo spettatore non delle risposte ma delle nuove e personali domande.
Come nasce la scelta di esplicitare la presenza del mezzo fotografico nell’opera realizzata?
Ho deciso di rendere visibile il mezzo fotografico per svelare il processo costruttivo che sta dietro a ogni immagine. Utilizzando lo specchio sorretto da uno stativo, intendo evidenziare come la fotografia comporta sempre un atto di costruzione che comprende scelte di posizionamento, messa a fuoco e interpretazione di ciò che si ha davanti. Un’immagine di paesaggio, seppur “incontaminato”, contiene sempre al suo interno la presenza e la costruzione dell’autore, con tutte le dinamiche intellettuali che possono derivarne.
Qual è il tuo rapporto con il paesaggio che hai scelto di rappresentare, in questo caso l’entroterra siciliano, e quali sono le ragioni che ti hanno portato a sceglierlo?
Il luogo specifico scelto per la produzione di questo progetto non è altro che il paesaggio più prossimo alla casa dei miei genitori in Sicilia. Dal punto di vista pratico avevo la necessità di trovare un posto facilmente raggiungibile in cui potermi recare più e più volte per effettuare tentativi di ricerca. Inoltre sono sempre stato affascinato dai moltissimi progetti basati sul “vicino casa” (basti pensare al progetto Around The House di Robert Adams). Ovviamente la mia ricerca non analizza direttamente quel contesto, lo prende semplicemente in prestito, come una sorta di archetipo del paesaggio ideale.
Una dimensione del paesaggio di particolare interesse è quella che lo identifica come patrimonio comune, e quindi come luogo di vera e propria cittadinanza. Quale può essere secondo te, in questo senso, il ruolo del mezzo fotografico?
Il mezzo fotografico può assumere diversi ruoli in base al contesto e al punto di vista preso in considerazione. Penso che in questo caso possa fungere da guida per una lettura più consapevole di ciò che comporta il nostro passaggio nel mondo, inteso come patrimonio condiviso e accessibile (si spera) a tutti e tutte.
Andrea Camiolo
(Leonforte, 1998) è un fotografo e dottorando in Scienze della produzione artistica e del patrimonio presso l’Accademia di Belle Arti di Catania. Nel 2022 è stato selezionato come uno dei finalisti di Paris Photo Carte Blanche, ha vinto il Premio Comisso e il Premio Miglior Portfolio al Ragusa Foto Festival. Nel 2023 è selezionato come uno dei finalisti del Premio Luigi Ghirri/Giovane Fotografia Italiana #10, è uno degli autori scelti da CAMERA per FUTURES Photography, è finalista del Premio Terna e infine uno dei vincitori del bando “L’Italia è un desiderio” promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea (DGCC) del Ministero della Cultura. Andrea ha esposto i suoi progetti in varie mostre collettive presso varie istituzioni, tra le quali: MUFOCO Museo di Fotografia Contemporanea, 2024; Palazzo Binelli, Carrara, 2024; Casa Testori, Milano, 2024; MIA Photo Fair, Milano, 2024; Fotografia Europea, Palazzo dei Musei, Reggio Emilia, 2023; CAMERA Centro Italiano per la Fotografia, Torino, 2023; Ragusa Foto Festival, Palazzo Cosentini, 2023, Photo Open Up, Padova, 2022, Premio Comisso, Palazzo Giacomelli, Treviso, 2022; Verzasca Foto Festival, 2021. Sue opere sono state acquisite nella collezione del MUFOCO – Museo Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo ed in collezioni private. È cofondatore di DORSOPRESS, piccola casa editrice indipendente specializzata in fotografia contemporanea.