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Progettare il futuro. Intervista a don Luigi Merola

Presto scoppierà la pace nel mondo. Don Luigi Merola, uno dei protagonisti della rinascita di Napoli, apre alla speranza. Bisogna credere nel futuro, affinché ci sia un futuro, e progettarlo, affinché sia il futuro di tutti: un bene comune! E Don Luigi Merola è una persona che rischia ogni giorno la propria vita per aiutare i bambini e i giovani. L’esempio vivente di quello che dovrebbe significare e fondare la parola “cultura”.

Il ruolo della Chiesa nel mondo culturale. Qual è e quale dovrebbe essere, anche in relazione con quello che è stato nel passato?

La Chiesa ha un grande ruolo, non solo pastorale ma educativo. Con il Concilio Vaticano II la Chiesta sta nel mezzo, è nel cuore del mondo. Di fronte alla devianza minorile nelle grandi città, la Chiesa dovrebbe avere le chiese aperte h24. Gesù definì gli apostoli pescatori di uomini. La Chiesa è immersa nel mondo e deve essere luce, deve essere una Chiesa in uscita, una chiesa che sa sporcarsi le mani come il pastore che conduce piano piano le pecore.

La sua esperienza di sacerdozio in un luogo come quello di Forcella a Napoli.

È stata una esperienza unica. Ho fatto quello che un prete doveva fare. Gli occhi sono fatti per guardare, la bocca per parlare. Non mi sono chiuso nelle quattro mura e sono andato a pescare i bambini che non andavano alla scuola dell’obbligo. Con la preside del territorio, Fernanda Tuccillo facemmo rete. Uniti solo si vince.

Le chiese devono essere aperte anche di notte. Ricordo un suo intervento appassionato e appassionante alla consegna dei premi per la Bontà del Comitato per la Croce a Venezia…

Si, l’ho detto prima. Noi invochiamo sempre la presenza delle forze dell’ordine… vanno pure bene… ma io devo avere gli educatori per strada, preti operai coraggiosi nella vigna del Signore.

Le mafie sono entrate nei gangli dell’apparato statale, bancario, industriale: pensa che siano un male incurabile per il nostro Paese?

Le mafie sono il male, le organizzazioni criminali rappresentano un cancro da estirpare. Ci vuole un bisturi e questo lo Stato lo sa. Ma ancora ha leggi deboli, una normativa che tollera. Lo Stato non può più tollerare che pezzi del nostro territorio sono in mano a loro. Lo Stato deve investire in tecnologie, in videosorveglianze. Aiuterà questa tecnologia avanzata a porre fine a tutte le mafie. Ma bisogna formare i suoi uomini e le sue donne sempre!

Come introdurre nella coscienza delle persone l’onestà, in tempi come questi, in cui il denaro è il vero padrone della società?

Bisogna lavorare negli oratori, nelle scuole e in tutte le agenzie educative. Lo Stato deve investire nella prevenzione. Oppure sarà troppo tardi!

Che cosa insegna ai giovani?

Insegno che non bisogna rincorrere i sogni, ma bisogna vivere il nostro sogno. Un mondo più giusto, più pulito, più sano. E tutto passa attraverso l’esempio, dai genitori agli insegnanti, dai preti agli educatori.

Qual è il suo più grande sogno?

Il mio sogno più grande è che ogni istituzione capisca che nessun bambino nasce delinquente. Lo si diventa se la politica non ritorna a splendere di luce vera. La politica deve essere la forma più alta della carità cristiana.

Napoli è una città unica al mondo?

Napoli è la città più bella del mondo in quanto è la regione che ha più giovani. Ma anche la città che presenta tante difficoltà. Bisogna garantire a tutti un lavoro dignitoso e la camorra non avrebbe terreno sul quale attecchire.

Le periferie delle metropoli sono come i cuori, oggi, che vivono poveramente, lontani dal centro…

Lo Stato deve occupare il territorio altrimenti tutto sarà periferia. Oscar Newmann parlava dello spazio difendibile nel 1972. Ancora oggi lo Stato non ha occupato tutti gli spazi, e senza farlo lo fa occupare dalle organizzazioni criminali.

Come vede il futuro dell’umanità? Viviamo un periodo terribile, e non ce ne accorgiamo. Nessuno dei potenti fa qualcosa per la pace, o per la difesa dell’ambiente…

Sono speranzoso, presto la pace scoppierà nel mondo e capiremo che solo assieme ci salveremo. Ne sono convinto.

Come si rivolge nella sua intimità al Signore?

Lo chiamo Padre, aiutaci, non ci abbandonare mai. Stacci vicino altrimenti faremo altri guai!

In copertina: Don Luigi Merola durante il suo intervento al Festival della Costituzione nel 2012 ph. courtesy  © Festival della Costituzione

Don Luigi Merola

Nasce a Villaricca (Na) nel 1972. È baccelliere in Teologia (1996) e Specializzato (1999) in Teologia Spirituale presso la Facoltà dei Gesuiti dell’Italia meridionale “San Luigi”. Nel 2006 si laurea e si specializza in Scienze Sociali a Roma.
È ordinato sacerdote nella Chiesa Cattedrale di Napoli il 22 giugno del 1997. Il 1 ottobre 2000 diventa parroco di San Giorgio, parrocchia del quartiere napoletano di Forcella. In questo quartiere don Luigi è il primo prete che denuncia la camorra e fa smantellare tutte le telecamere installate dai clan consegnando al questore una videocassetta per documentare lo spaccio di droga.
Questi sono solo alcuni degli atti che danno inizio al calvario di don Luigi perché, nello stesso anno, viene intercettata la frase di un camorrista: «Lo ammazzerò sull’altare». È proprio tale frase che segna l’inizio della vita blindata del parroco.
Nel 2004 infatti gli viene assegnata la scorta che è svolta dall’Arma dei carabinieri. Descrive la sua storia nel suo primo libro, Forcella tra inclusione ed esclusione sociale . Il 24 giugno del 2007 celebra la sua ultima messa a Forcella e lascia il quartiere per motivi di sicurezza. Il suo periodo di permanenza a Forcella è stato segnato dal tragico evento dell’uccisione, avvenuta il 27 marzo 2004, di una ragazza di 14 anni, Annalisa Durante, trovatasi per caso a passare nel luogo dove era in atto un agguato camorristico. Ignorando gli inviti a mantenere un profilo basso, don Merola nell’omelia del funerale ha attaccato duramente la camorra.
Dopo il sacrificio di Annalisa, è stata aperta una scuola che tuttora porta il suo nome, la ludoteca “Ferrara-Cannavaro” e la sala teatrale intitolata ai “Fratelli Taranto”, inaugurata alla presenza di Fabrizio Frizzi, Manuela Villa ed Elsa Di Gati.
Il 14 dicembre 2007 nasce la fondazione «’A voce d’e Creature», nel quartiere Arenaccia, in Via della Piazzolla con lo scopo sociale di recuperare i minori a rischio attraverso laboratori ludico-creativi.
Nello stesso 2007 riceve la nomina di dirigente dell’Ufficio III della Direzione per lo studente presso il MIUR e Referente Nazionale della Legalità. Inoltre con i ministri successivi collabora in progetti di “Cittadinanza e Costituzione”.
È consulente a titolo gratuito della Commissione Antimafia dal 2010 ad oggi.
Oggi è cappellano della stazione ferroviaria di Napoli Centrale e soprattutto è tornato ad insegnare la religione cattolica nella scuola secondaria di primo grado poiché crede fortemente che il cambiamento di una società parta dai bambini.
Dal 18 Novembre 2008 ad oggi è iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti.
Tra i numerosi riconoscimenti ricevuti, nel 2005 è insignito dal Presidente della Camera del premio “Paladino dell’Infanzia”, nel dicembre 2011 a Palermo è insignito del Premio “Don Puglisi”, il 2 Giugno 2012 è stato insignito dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano del titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana, il 2 Giugno 2022 è stato insignito dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella del titolo di Commendatore della Repubblica Italiana per alti meriti in campo sociale.
Tra i libri pubblicati, ricordiamo Storie di ragazzi tra legalità e camorra. Narrativa, testimonianze e teatro, Guida, 2013; I Bambini di Napoli, Graf Edizioni 2013; con Marcello D’Orta, a VOCE de CREATURE, Milano, Mondadori 2012; Il cancro sociale: la camorra, Napoli: Guida, 2011; Forcella tra inclusione ed esclusione sociale, Napoli, Guida, 2007; La Camorra Bianca, Napoli, Guida, 2016; Oltre ogni speranza, Napoli, Guida, 2018.