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Un tempo senza storia

Secondo il sondaggio di Eurispes del 2020, oggi il 15,6% della popolazione italiana crede che la Shoah non sia mai esistita. Interrogarsi quindi sul senso della trasmissione delle conoscenze e sulla qualità dell’insegnamento di questa materia, appare oggi quanto mai necessario.
Un’ampia e approfondita riflessione su questo tema è al centro del recente libro di Adriano Prosperi, Un tempo senza storia (Einaudi).
Lo abbiamo intervistato per i nostri “Segnalibri”.

La storia, dice Prosperi, “è rugosa”. Coloro che profetizzavano, come lo storico Francis Fukuyama, la “fine della storia” e l’arrivo di un momento in cui finalmente godere dell’affermazione della liberaldemocrazia, sono stati smentiti da nuovi mutamenti. Ciò che invece ha caratterizzato l’ultima parte del Novecento è stata una sistematica distruzione del passato, di cui Eric Hobsbawm ha individuato i tratti essenziali nel suo Il Secolo breve.

La distruzione del passato, o meglio la distruzione dei meccanismi sociali che connettono l’esperienza dei contemporanei a quella delle generazioni precedenti, è uno dei fenomeni più tipici del Novecento. La maggior parte dei giovani alla fine del secolo è cresciuta in una sorta di presente permanente, nel quale manca ogni rapporto organico con il passato storico del tempo in cui essi vivono.

Eric Hobsbawm, Il secolo breve

Tra i i sintomi più evidenti e significativi di questa distruzione, la sovrapposizione sempre più frequente tra storia e memoria. La storia è “conoscenza accertata del passato”, la memoria “funzione psichica”, insufficiente ed esposta all’errore. Non a caso è frequente l’uso della definizione di “memoria storica”, concetto slegato dai contesti sociali che passavano tradizionalmente attraverso la vita pubblica (il sindacato, il partito politico, la fabbrica), in cui in passato tutto era imbevuto di storia.

Nella seconda parte del libro, intitolata Le intermittenze della storia, la riflessione di Prosperi affronta un’altra funzione della storia, che può essere considerata a pieno titolo come “macchina per dimenticare”. Scrive in questo passaggio: “L’oblio può essere la benefica nebbia che il tempo fa calare sui cattivi ricordi: ma può avere la forma del terribile malanno che nelle sue forme estreme trasforma l ‘essere umano in un tronco vivente, una presenza vegetale. È tra questi due estremi che sembra destinata a fissarsi la condizione umana dei tempi nostri.”

Il libro si conclude con una Postilla scritta in tempo di peste, che richiama direttamente la condizione di questi mesi, dominati dall’incertezza di un mondo bloccato da un evento “naturale”, ma eccezionale allo stesso tempo, perchè esteso a tutto il mondo. Viviamo una condizione di inevitabile attesa e di speranza, nella consapevolezza che il mondo in cui viviamo va corretto.
Un tema che ritorna alla fine di questa intervista, in cui Prosperi sottolinea gli effetti di un’idea di globalizzazione che ha trasformato il globo in “un unico mercato dominato dall’avidità di guadagno di multinazionali che hanno risucchiato tutta la ricchezza in pochissime mani”.
Il libro, ricorda Prosperi, delinea problemi senza offrire soluzioni. Anche se l’unica a sembrare plausibile è quella di ridare voce a “portatori di giustizia sociale, di equità e di un rapporto pacifico con la natura, contro forze finanziarie e potentati economici che certamente non renderanno facile la lotta.”

Per approfondire

Dominio e sottomissione sono i due termini di un rapporto di potere fortemente asimmetrico che innerva la storia dell’umanità e che nella civiltà occidentale ha conosciuto numerose metamorfosi. Di questa vicenda millenaria Remo Bodei offre qui una ricostruzione, mettendo a fuoco alcuni momenti esemplari e sempre soffermandosi sulle teorie filosofiche che hanno plasmato i nostri modi di pensare, sentire, agire, e sulle implicazioni antropologiche, politiche e culturali connesse ai cambiamenti. A partire dalla tradizione antica della schiavitù che trova in Aristotele la sua più potente legittimazione, il racconto si snoda lungo i secoli per concentrarsi sull’evoluzione delle macchine chiamate a sottrarre il lavoro umano prima agli sforzi fisici più pesanti, poi a quelli mentali più impegnativi. Un processo che continua oggi con i prodigiosi sviluppi dei robot e degli apparecchi dotati di Intelligenza Artificiale o, detto altrimenti, con il trasferimento extracorporeo di facoltà umane come l’intelligenza e la volontà, e il loro insediamento in dispositivi autonomi..

L’era che stiamo vivendo, caratterizzata da uno sviluppo senza precedenti della tecnologia, porta con sé una grave minaccia per la natura umana: un’architettura globale di sorveglianza, ubiqua e sempre all’erta, osserva e indirizza il nostro stesso comportamento per fare gli interessi di pochissimi – coloro i quali dalla compravendita dei nostri dati personali e delle predizioni sui comportamenti futuri traggono enormi ricchezze e un potere sconfinato. È il “capitalismo della sorveglianza”, lo scenario alla base del nuovo ordine economico che sfrutta l’esperienza umana sotto forma di dati come materia prima per pratiche commerciali segrete e il movimento di potere che impone il proprio dominio sulla società sfidando la democrazia e mettendo a rischio la nostra stessa libertà. Il libro di Shoshana Zuboff, frutto di anni di ricerca, mostra la pervasività e pericolosità di questo sistema, svelando come, spesso senza rendercene conto, stiamo di fatto pagando per farci dominare. Il capitalismo della sorveglianza, un’opera già classica e un libro imprescindibile per comprendere la nostra epoca, è l’incubo in cui è necessario immergersi per poter trovare la strada che ci conduca a un futuro più giusto – una strada difficile, complessa, in parte ancora sconosciuta, ma che non può che avere origine dal nostro dire “basta!”

Tra il 1914 e il 1991 il mondo è stato scosso da conflitti, rivoluzioni e stravolgimenti sociali senza precedenti: il “secolo breve” delimitato dalla Prima guerra mondiale e dal crollo del regime comunista è stato un periodo di straordinario progresso scientifico e di guerre totali, di crisi economiche e di grandi periodi di rilancio e di benessere, di mutamenti nella società e nella cultura. Un “secolo breve” anche per l’accelerazione sempre più esasperata impressa agli eventi della storia e alle trasformazioni nella vita degli uomini. In questo volume Eric J. Hobsbawm ripercorre i grandi eventi del Novecento attraverso la doppia lente dello storico e dell'”osservatore partecipe”, delineando un panorama vivido ed esauriente di un periodo che non ha solo studiato come ricercatore ma anche vissuto come uomo.

ADRIANO PROSPERI

Adriano Prosperi (1939) è professore emerito di Storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Tra le sue opere, nel catalogo Einaudi: Tribunali della coscienza. Inquisitori, confessori, missionari (1996 e 2009), Storia moderna e contemporanea (con P. Viola, 2000); Il Concilio di Trento: una introduzione storica (2001); Dare l’anima. Storia di un infanticidio (2005 e nuova edizione 2015); Giustizia bendata. Percorsi storici di un’immagine (2008); Cause perse. Un diario civile (2010); Delitto e perdono. La pena di morte nell’orizzonte mentale dell’Europa cristiana (2013 e nuova edizione 2016); La vocazione. Storie di gesuiti tra Cinquecento e Seicento (2016); Un volgo disperso. Contadini d’Italia nell’Ottocento (2019) e Un tempo senza storia. La distruzione del passato (2021). Di recente ha pubblicato per Mauvais livres La parte sinistra, raccolta di scritti che ripercorre alcuni passaggi significativi della sua esperienza culturale e politica.