Joseph Beuys è senza dubbio una delle figure centrali nella scena artistica europea del secondo dopoguerra. Allo stesso tempo è un artista difficile da incasellare. Pittore, scultore, performance artist, insegnante, la sua fu una presenza costante nella società e nella politica della Germania Occidentale.
“Il dovere dell’arte è quello di distruggere le vecchie strutture”, afferma in un’intervista. Una visione che supera i limiti dell’estetica tradizionale e integra tematiche economiche, socio-politiche, ecologiche, storiche, psicologiche mirando ad una trasformazione dell’individuo e di conseguenza della società.
Una visione che ritroviamo nel suo impegno nella fondazione di una “università” come la FIU (Free International University), oppure il coinvolgimento attivo nella fondazione dei Grünen, il partito tedesco dei Verdi. Negli anni ’70 trova in Italia un terreno fertile alla sua attività, sempre più eminentemente politica. Prima a Napoli, poi a Foggia, infine a Bolognano (Pescara) la sua arte è sempre più intrecciata alla politica, all’attivismo per l’ambiente e all’impegno sociale. Non è un caso che la sua prima mostra personale in Italia (alla Modern Art Agency di Lucio Amelio a Napoli il 13 novembre 1971) venga inaugurata con il motto: «La rivoluzione siamo noi».
All’artista tedesco è dedicata la mostra Kontext Beuys, inaugurata a Palermo lo scorso 8 ottobre che prosegue fino all’8 dicembre all’Haus der Kunst dei Cantieri Culturali della Zisa, dopo essere stata esposta nei mesi scorsi allo Stadtmuseum di Düsseldorf. Attraverso grafiche, poster, diagrammi e acquerelli provenienti dalla collezione dello Stadtmuseum e da collezioni private, l’esposizione è il ritratto di una personalità eccezionale che ha trattato nella sua arte una serie di temi che, molti anni dopo, suonano ancora contemporanei e urgenti: l’ecologia, il rapporto tra essere umano e Natura, la volontà di istituire una connessione diretta tra la pratica artistica e l’impegno sociale, la “soziale Plastik” scultura sociale, ma anche concetti come “Freiheit” libertà, “Kreativität” creatività, “Wärme” calore, e “Identität” identità.
Per approfondire la mostra e la figura di Beuys abbiamo intervistato uno dei curatori della mostra, Alessandro Pinto.
La mostra prende spunto dalla retrospettiva ospitata dallo Stadtmuseum di Dusseldorf, che ha celebrato i 100 anni dalla nascita dell’artista. Quali sono le opere di Beuys al centro della mostra, e qual è stato il principio ispiratore che le ha raccolte?
Abbiamo selezionato 10 opere di Beuys, 8 in collezione presso lo Stadtmusem e 2 provenienti da una collezione privata. Lo Stadtmuseum vanta una collezione delle opere di Beuys relativa a diversi momenti della sua carriera, una sorta di grande archivio che testimonia la presenza dell’artista a Düsseldorf e in Germania. In mostra avremo manifesti delle sue azioni su cui l’artista è intervenuto rendendoli “unicat”, come nel caso del manifesto “Le 7000 querce” a documenta VII, i timbri sui sacchetti di carta della DDR, o le cartoline elettorati della sua candidatura con il partito dei verdi, i diagrammi politici, la serigrafia su zinco “Ein-Stein-Zeit” e anche una delle famose “Hasenfrau”. La scelta è quindi ricaduta su opere capaci di aprire a momenti artistici e politici della carriera di Beuys e allo stesso tempo di svelare anche l’utilizzo della lingua tedesca di Beuys, che può sembrare finalizzato a un mero gioco di parole, ma che invece è il risultato di un’idea di ribaltamento semantico, di un effetto di straniamento. Su questo tema l’artista Giulia Sofi lavorerà insieme alla V classe del Liceo Linguistico di Bisacquino con cui realizzerà una performance.
All’Haus der Kunst, saranno presenti le opere di cinque artisti, Andrea Cusumano, Adriano La Licata, Federico Lupo, Blanca Matías e Giulia Sofi. Su quale terreno avviene il dialogo con i lavori di Beuys?
Il dialogo con Beuys è un dialogo aperto, vasto, a volte anche frammentario, perché la stessa opera di Beuys è così e molti artisti consapevolmente o inconsapevolmente toccano lembi di questo ampio campo. In questo senso abbiamo pensato ad artisti attivi in Sicilia che toccano o anche solo sfiorano “consapevolmente” l’opera dell’artista tedesco. Gli elementi di dialogo più palesi sono sicuramente quello naturalistico e politico con l’installazione di Giulia Sofi, tronchi e rami provenienti dagli incendi che emettono fischi e suoni di allarmi; la performance fluxus di Blanca Matiàs che vivrà in un camper all’entrata della mostra accogliendo i visitatori e discutendo con loro sull’arte, o semplicemente mangiando e bevendo con loro; l’uso dei “relitti” nelle opere specchio di Andrea Cusumano; di Federico Lupo, invece, il capovolgimento dell’immaginario di Beuys, con il grande banner della donna foca che sovverte la celebre “Hasenfrau” presente in mostra. Adriano La Licata invece rimanda al tema della sovrapposizione/confine tra corpo dell’artista e opera d’arte, come nel suo video in cui riprende la sua ombra che al tramonto lentamente si dissolve su un muro.
L'arte che non può plasmare la società e quindi non può nemmeno penetrare le questioni del cuore della società, [e] alla fine influenzare la questione del capitale, non è arte.
Joseph Beuys
Nel 1982 in occasione di Documenta presenta la sua opera “Le 7000 querce”, passaggio cruciale per comprendere la sua visione di artista che fugge da musei e gallerie, e si immerge nel ciclo vitale della natura. Nel 1980 è tra i fondatori dei Grünen, il partito dei verdi tedeschi, per cui si impegna personalmente realizzando diverse opere-manifesto. Quanto è importante il tema del paesaggio e del rapporto tra uomo e natura per comprendere l’opera di Beuys?
È molto importante, si tratta di un tema che attraversa le sue opere spesso in maniera preponderante, o a volte come grande sfondo o primo referente. La natura in Beuys è una natura primordiale, atavica, che rimanda alla visione della natura in Goethe o sulla sua scia in Rudolf Steiner. Come per loro si tratta di una natura che va ritrovata e riscoperta nei materiali organici, nel miele, nella cera, nel legno che cresce come albero o che si trasforma con il passare del tempo o nella roccia, come nelle lastre basaltiche nell’installazione “Das Ende des 20. Jahrhundert”, di cui in mostra abbiamo una serigrafia su zinco dell’artista. Questa natura, però, è minacciata dall’uomo che ne ha dimenticato la forza, l’essenza. Beuys lo afferma in diversi momenti finché diventa militante del neonato partito dei Verdi. La sua militanza non assoggetta la sua arte, forse accade il contrario, la sua arte si fa ancora più politica, la sua Aktion a Kassel nell’82 potrebbe essere letta in questo modo, le 7.000 mila querce trasformano il paesaggio urbano, l’arte diventa paesaggio.
In un’intervista, una volta Beuys ha affermato: “Attualmente l’arte viene insegnata come un campo speciale che richiede la produzione di documenti sotto forma di opere d’arte. Io invece sostengo un coinvolgimento estetico nella scienza, nell’economia, nella politica, nella religione, in ogni ambito dell’attività umana.” Le sue opere possono ancora rappresentare una fonte di ispirazione per innovatori, intellettuali, economisti e leader politici?
Quell’idea di arte come pratica diffusa, capace di invadere tutti i campi, anche quello politico, sembra essere tramontata. Anche l’idea di democrazia diretta sembra adesso essersi rivelata utopica e impraticabile. Beuys però può rappresentare ancora un punto di riferimento se pensiamo al suo associazionismo, al superamento delle barriere fisiche e mentali, alla sua visione orizzontale del mondo, in cui gruppi di uomini e donne possono svolgere nel quotidiano un ruolo fondamentale nel tentare di migliorare la società. D’altronde affermava che “jeder ist ein Künstler”, ognuno di noi è un artista.
Alessandro Pinto
(Palermo, 1981) Studia Lingue e Letterature Straniere a Palermo e a Berlino. Nel 2012 consegue il Dottorato in Estetica e Teoria dell’Arte presso l’Università degli Studi di Palermo. Dal 2013 è Vicedirettore del Verein Düsseldorf Palermo e. V. per il quale cura le mostre, le residenze d’artista ed è responsabile dello spazio “Haus der Kunst” presso i Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo. Lavora inoltre come curatore indipendente ed è insegnante di tedesco presso istituti d’istruzione secondaria.