C’è un’idea che attraversa Value Struggles: Looking at Capitalism through the Wine Glass, l’ultimo libro di Stefano Ponte: il vino non mente, ma racconta più di quanto vorremmo sapere. Dietro ogni etichetta che evoca terroir, tradizione, autenticità, si muove una battaglia silenziosa per il controllo del valore; chi decide cos’è davvero Prosecco, chi paga il prezzo del cambiamento climatico sulle colline della Valpolicella, chi scompare, lavoratori e piccoli produttori, quando il paesaggio diventa scenografia per il turismo.
Ponte racconta per esempio come il nome Prosecco sia stato letteralmente ritrovato: un paese vicino a Trieste, tirato fuori da un cassetto normativo dopo la riforma UE del 2009, per salvare un’indicazione geografica che altrimenti si sarebbe persa, anche se quel vino, secoli fa, non si faceva nemmeno con la glera. O come il cambiamento climatico stia spingendo le vigne sempre più in alto a 700-800 metri sulle colline venete, mentre le grandi maison di Champagne comprano terreni nel sud dell’Inghilterra per inseguire un’acidità che il loro territorio storico non garantisce più. C’è il rovescio della sostenibilità: in Sudafrica le certificazioni biologiche costruite dai piccoli produttori vengono richieste dalla grande distribuzione, ma pagate allo stesso prezzo di prima.
L’effetto finale è che il valore ambientale creato in vigna finisce catturato da chi sta a valle della filiera. Con una nota di speranza: quella dei giovani vignaioli che riscoprono vecchi vigneti e con un accurato lavoro di recupero finiscono per portare la prima volta portano quei vini alle fiere internazionali. Ponte, professore di economia politica internazionale alla Copenhagen Business School, studia da vent’anni queste filiere tra Sudafrica e Italia. Abbiamo parlato con lui di crisi del vino, di autenticità negoziata, di cosa resta della tradizione quando il mercato la riscrive.
Il terroir può creare nuovi vincitori e nuovi perdenti, e portare un luogo a perdere il proprio carattere attraverso un’eccessiva commercializzazione e l’espansione della scala produttiva.
Stefano Ponte
in copertina: ph. Johny Goerend – Unsplash
Stefano Ponte
È professore di economia politica internazionale presso la Copenhagen Business School. Ricerca le dinamiche di potere e le traiettorie di upgrading economico e ambientale nelle catene del valore globali. Si concentra in particolare sul settore agroalimentare e nei contesti dell’ Africa e dei paesi emergenti. Il suo ultimo libro, pubblicato nel 2025, s’intitola Value Struggles: Looking at Capitalism through the Wine Glass (Bloomsbury Academic).